"Stavolta stupiamo tutti. Guardiani più buoni in una Galassia umana"

L'attore nel sequel del film: "Hollywood cerca sempre storie dure". Nel cast anche Stallone

da Los Angeles

Per gli amanti dei film tratti dai fumetti la maggior parte di coloro che vanno al cinema, di questi tempi una nuova leccornia arriva oggi in Italia. È I Guardiani della Galassia vol. 2, nel quale gli eroi della Marvel Peter Quill/Star-Lord (Chris Pratt), Gamora interpretata da Zoe Saldana, Drax il Distruttore (Dave Bautista) Baby Groot, Rocket Racoon, tornano a salvare la Galassia dopo averlo fatto, con un ottimo successo al botteghino, tre anni fa. Scritto e diretto ancora una volta da James Gunn, il film vede nel cast anche Sylvester Stallone, nel ruolo di Stakar Ogord e Kurt Russell che interpreta il padre di Peter Quill, Ego.

Per Chris Pratt, belloccio di Hollywood che sino a qualche anno fa faceva talmente fatica a sbarcare il lunario da essere stato costretto a vivere per strada, è un momento d'oro. Jurassic World, I magnifici sette, Passengers, la serie tv Parks and Recreation, sono gli ultimi titoli in curriculum, mentre nel futuro ci sono gli Avengers di Infinity war e il sequel di Jurassic World. «Sto lavorando davvero tanto, ho fatto un film dietro l'altro, per 14 mesi di fila. È stato intenso ma così facendo ho finanziato una larga fetta del mio futuro e quindi va bene. Poi, diciamocelo: questo non è mica lavorare».

Ah, no?

«No, e me lo ha fatto notare Kurt Russell, un giorno, durante le riprese di Guardiani della galassia 2».

Ci racconta?

«Ero stanco, mi ero messo comodo nel mio trailer, con le gambe sollevate, due fette di cetriolo sugli occhi e uno shot di vodka accanto. E' entrato Kurt e mi ha annunciato che avremmo ricominciato di li a poche ore, riprese notturne. E dunque addio vodka, addio programmazioni di riposo. Mi sono lamentato e gli ho detto: Questi mica pensano che stiamo lavorando!. E lui è scoppiato a ridere. Una risata fragorosa, mi ha preso in giro per il resto del pomeriggio: No, certo, questo è un duro lavoro!, diceva, e intanto rideva. Non mi sono mai sentito tanto in imbarazzo».

Ci racconta un po' di questo secondo Guardiani della Galassia?

«E' il Sergent Pepper dei fumetti al cinema».

Prego?

«Mi riferisco all'album dei Beatles. Avevano iniziato a usare la droga, hanno capito che c'erano altre cose da dire nelle canzoni, che avevano un punto di vista e che volevano farlo conoscere e così hanno fatto un disco enormemente diverso dal precedente. Si sono presi un bel rischio ma hanno fatto un disco meraviglioso. Questo secondo film è un po' così. Abbiamo cercato di allontanarci dal primo successo per provare qualcosa di differente e il risultato è ottimo».

Strano, Hollywood non ama rischiare.

«Noi l'abbiamo fatto, ci siamo presi dei rischi e siamo molto soddisfatti del risultato. Anche per il primo film ci avevano messo in guardia, ci avevano consigliato di seguire percorsi sicuri anche se la pressione non era così alta. Non lo abbiamo fatto allora e ora abbiamo addirittura alzato la posta». Insomma: ci piace rischiare.

Qual è l'ingrediente segreto di Guardiani della Galassia?

«Credo sia l'idea di poter esplorare mondi che non esistono e nello stesso tempo collocare questi mondi fantastici nella realtà, con vere relazioni umane e con l'amore gli uni per gli altri».

Infatti nel primo film le emozioni avevano uno spazio importante. Un fatto inconsueto per un film d'azione.

«Sì, è una rarità per un film di questo tipo e in questo secondo film andiamo ancora più a fondo anche nelle emozioni».

Ai premi pensa mai? Le piacerebbe fare un film da Oscar?

«Non credo che ci siano attori che fanno questo mestiere per un Oscar, io almeno non ho tempo per questo, ho film da fare e una famiglia da crescere. Mi piacerebbe, quello sì, alternare film commerciali con film per me, alternare il botteghino con l'arte».

A proposito di alternanza, dopo il successo di Park and Recreations in tv ha deciso di tornare al cinema. La tv è un capitolo chiuso?

«No, certo. Ci sono storie, magari tratte da libri, troppo complesse per essere esaurite in due ore, e la televisione, oggi, è la risposta giusta».