Lochte&C, altro che rapina Devastarono un benzinaio

Un video incastrerebbe il nuotatore americano e i suoi compagni: aggressione simulata per nascondere la bravata

Marco Lombardo

nostro inviato a Rio de Janeiro

Ryan Lochte è uno sempre un po' al confine tra l'impresa e l'americanata. Sei ori in quattro Olimpiadi del nuoto, con quello conquistato in Brasile nella staffetta 4x200 stile, ma una fama di peggior intervistato della storia in tv, con risposte fuori tema, gaffe e strafalcioni, battute di dubbio gusto. Un animo da cabarettista che emerge appena fuori dalla vasca. Tipo (a Londra 2012): «Il 75% degli atleti del Villaggio Olimpico fa sesso durante i Giochi. E per fortuna io qui sono single». Oppure (sempre a Londra 2012): «Ho fatto la pipì nella piscina olimpica. Ma non durante la gara». Ed anche (qui a Rio): «Tornavo a casa dopo una festa e sono stato rapinato: eravamo in quattro su un taxi, ci hanno fermato e ci hanno detto di stenderci a terra. Io mi sono rifiutato e allora mi hanno puntato la pistola alla tempia. E mi hanno rubato i soldi ma non il cellulare». Solo che adesso per la giustizia brasiliana non c'è nulla da ridere.

Ryan Lochte non è più un ragazzino, ha 32 anni ed è grande amico di Michael Phelps, dal quale è stato battuto nei 200 misti finendo tra l'altro fuori dal podio. Quella sera del mistero era andato ad una festa a Casa Francia, dalla quale ha poi raccontato è tornato alle 4 del mattino insieme agli altri, finendo però per imbattersi nei rapinatori. Sarebbe normale in una città come Rio de Janeiro (ma anche in tante città del mondo), solo che qualcosa ha cominciato a non quadrare fin da subito. Per esempio: l'episodio è stato denunciato in ritardo e soltanto perché l'ha rivelato sua madre; il Cio ha prima smentito, poi ridimensionato, poi confermato; successivamente i suoi tre compagni hanno cominciato a svicolare alla richiesta di deposizione davanti alle autorità. Perché? Così, mentre Lochte se n'era già tornato in America, per gli altri tre la situazione s'è fatta critica: la giudice Keyla Blank del Tribunale Speciale per i grandi eventi ha fatto ritirare il passaporto a tutti ordinando una perquisizione al Villaggio, Gunnar Bentz e Jack Gonger sono stati addirittura costretti a scendere dall'aereo già sulla pista di decollo, a James Feigen è stato vietato di lasciare il Paese. Ipotesi di reato: falsa comunicazione del crimine. In sintesi: rapina inventata. E alla fine è spuntato un video che ha confermato i sospetti.

In pratica Lochte, che dagli Stati Uniti fa sapere di essere pronto a collaborare ma non certo di tornare in Brasile, ha subito corretto il tiro in un'intervista alla Nbc: «Non è esattamente quello che è successo». Niente pistola alla tempia, solo una minaccia a distanza. Poi però anche gli orari non collimano più, visto che Lochte parla di un rientro alle 4, mentre la videocamera di sorveglianza dell'hotel immortala il gruppo alle 6.56. E con Ryan che passa il metal detector mettendo nel cestone orologio, smartphone e portafoglio: ma non l'aveva dato ai rapinatori? Dunque: ci sarebbe la rapina, un taxista irrintracciabile, un numero di criminali non ben identificato. E alla fine non c'è più neanche il crimine: la giudice scova un altro video in cui si vedono i 4 devastare la porta chiusa del bagno di un distributore di benzina, più la successiva accesa discussione con il titolare a cui poi avrebbero pagato i danni. Niente rapinatori, niente pistole, molti non ricordo probabilmente dovuti ai fumi dell'alcol. Ma soprattutto una bugia, chissà, forse per paura di dire tutto alla mamma. Una scena da cabaret, ma i brasiliani non hanno nessuna voglia di scherzare. E Ryan stavolta è nei guai.