Milan, un altro zero in pagella

In bianco col Toro, Montella accusa San Siro: "Kalinic senza affetto, squadra poco serena"

Milano - Milan, un altro zero in profitto. È il terzo della stagione scandita da troppe ombre e rare luci. Dalla bellezza di oltre due mesi non riesce a vincere a San Siro in campionato: ultimo precedente il 2 a 0 sulla Spal datato 20 settembre. Ritardi clamorosi che non si possono spiegare solo con le prodezze di Sirigu, un fior di portiere rifiorito a Torino dopo l'esperienza non esaltante avuta a Parigi. Detta Montella a fine pomeriggio: «La squadra non è serena». E per entrare nello specifico aggiunge: «Kalinic sconta il mancato affetto di San Siro». Prova così a spiegare l'aspetto più inquietante del deficit tradito ieri dal Milan, capace di apparecchiare almeno sei-sette golose occasioni da gol ricavandone una miseria. Messo in croce dai fischi di San Siro, il centravanti croato appare come il responsabile numero uno del mancato successo di ieri che rallenta ulteriormente la marcia in classifica e fa scivolare il club al nono posto, quindi fuori anche dalla zona Europa league, raggiunto persino da Chievo e Bologna. Forse è anche una questione di serenità e di mancato affetto ma addebitare i gravi errori di Kalinic (che almeno a parole ha risposto positivamente, twittando: «Tifosi non smettete di sostenerci, voglio e posso dare di più soprattutto per voi») all'ostilità del pubblico di casa che accoglie invece con un'ovazione l'ingresso di Cutrone, nasconde un nervo scoperto.

È la scelta di preferire il più esperto del gruppo invece che il più giovane e rampante che fa discutere visto che i due, Cutrone e Andrè Silva, giovedì sera, riuscirono a seppellire di gol l'Austria di Vienna. D'accordo, il Toro ha un altro spessore rispetto ai fragili austriaci imbottiti di riserve e ragazzini alle prime armi. Nel caso del croato non è la prima prova deludente dopo quei due sigilli rifilati sulla schiena dell'Udinese, domenica 17 settembre. Si possono rievocare almeno tre-quattro sfide piene di errori di mira indegni di un centravanti del suo livello e del suo valore. È vero: il complesso di San Siro può inibire fior di calciatori. Basta rileggere l'elenco dei calciatori che dopo Pippo Inzaghi, si son presentati con la maglia numero 9 sulle spalle a San Siro: Pato, Matri, Fernando Torres, Luiz Adriano, Destro, Lapadula, non proprio gli ultimi della fila. Kalinic indossa la maglia numero 7 ma di fatto è il centravanti nello schieramento super-offensivo di ieri deciso da Montella per riparare all'ennesimo infortunio (distorsione alla caviglia di Borini) rimediato nel settore dei laterali difensivi di destra. Nel calcio però non esistono le maledizioni, esistono semmai i periodi no o i caratteri deboli se Kalinic confessa di patire la scarsa fiducia riscossa presso i suoi nuovi tifosi.

Spiegabile invece è il digiuno di Andrea Belotti reduce da un complicato infortunio e non ancora risalito al top del rendimento. Da segnalare solo quel colpo di testa finale respinto a mani aperte da Donnarumma, redarguito da Mihajlovic affettuosamente («spero di non incontrarlo più»). La vera prodezza di Belotti però e a fine partita quando regala a Lorenzo, il figlio di Bonucci, tifoso del Toro, la maglia numero 9. A dire il vero l'esibizione calcistica del Milan di ieri non è tutta da cestinare. Per esempio in difesa il trio Zapata-Bonucci-Romagnoli riesce a disarmare l'attacco granata, pericoloso una sola volta in 90 e passa minuti; per esempio la prova superba di Montolivo, in passato scorticato vivo dallo stesso popolo milanista e maltrattato da troppi pregiudizi. Se poi Kalinic, nella circostanza, non trova alcuna assistenza da parte di Andrè Silva, allora il deficit rossonero in materia di gol diventa ancora più grave. «Da oggi in poi giochiamo per vincere non per partecipare»: le parole spese da Massimiliano Mirabelli, prima di cominciare, sembrano l'ennesima fotografia di questo Milan. Che promette 100 e mantiene 0.