La vita normale secondo Bebe

Non cercate insomma quello che non c’è, ma guardatela negli occhi, osservate la meraviglia di essere una ragazza lanciata verso il futuro

Non cercate le braccia e neppure le gambe. Verrebbe naturale, in questa immagine scattata per la campagna a favore del vaccino contro la meningite, fermarsi sui particolari. E quelli sono particolari per Beatrice Vio detta Bebe. Non cercate insomma quello che non c’è, ma guardatela negli occhi, osservate la meraviglia di essere una ragazza lanciata verso il futuro. Ammirate la normalità di essere Bebe: una donna, una campionessa. Un esempio per tutti noi che ci consideriamo completi. La meraviglia di essere Bebe dunque non è aver vinto nella scherma una coppa del mondo e perfino un oro olimpico. Perché sì, olimpico è la parola giusta, senza quel «para» che lo rende un po’ diverso e senza quel paralimpico senza la «o» in mezzo, quasi che il Cio voglia rimarcare una differenza. Una diversità. La meraviglia di essere Bebe è insegnare tutti noi a vivere, a guardare avanti, a spezzare catene e abbattere gli ostacoli. A fare di tutto perché quello che si è diventi quello che si vuole essere: «Le mie cicatrici in faccia? Non le cancellerei mai: sono parte di me»: non c’è frase che possa spiegare meglio la lezione. E non c’è lezione migliore di questa foto, di una protesi che diventa un bastone per un selfie, di una fotografia estorta con determinazione a Barack Obama. «Non è possibile Bebe, il protocollo non lo permette...», «Per me non c’è nulla d’impossibile, mister President...». Ecco: questa è Beatrice Vio e la fotografia che vedete in questa pagina è il riassunto di quello che è Bebe. La troverete in palestra, la troverete su qualche giornale, la troverete sul red carpet. La troverete sulla vostra strada e non la potrete considerarla «diversamente abile», così come usiamo dire noi cosiddetti normali. In Bebe in fondo non c’è nulla di diverso. C’è la vita.