Tangentopoli affonda la Spagna

Dal 2007 raddoppiate le inchieste per corruzione. Secondo le stime
dell’autorità giudiziaria 4 miliardi di euro sono finiti in mazzette
negli ultimi 10 anni. "Più denaro in tangenti che nel traffico di
droga". Coinvolti tutti i partiti

Madrid - Dopo la sbornia della speculazione edilizia, la Spagna soffre ora i postumi della corruzione. Gaspar Llamazares, portavoce di Izquierda Unida (post-comunisti), non poteva usare un'immagine migliore per rendere l’umore della Spagna in queste ultime settimane. Con la fine di un boom economico durato più di dieci anni, riemergono gli scheletri rimasti fino ad ora nell'armadio. Secondo un rapporto della procura Anticorruzione iberica citato ieri da El Mundo, solo nei 28 maggiori casi di corruzione scoperti negli ultimi 10 anni, sono andati in fumo per la collettività 4,15 miliardi di euro. Una cifra colossale, che rischia di essere davvero la punta dell’iceberg se si contano tutte le vicende non scoperte. Il giro di soldi sarebbe superiore a quello creato dal traffico della droga (calcolo dell’agenzia Reuters), ed in ogni caso è quasi il doppio del budget di ministeri come quello dell'Economia (2,8 miliardi) o dell'Industria (2,5).
La rabbia della popolazione è proporzionale alla numerosa serie di scandali scoppiati in quest'ultimo periodo (nel 2008 i casi di corruzione scoperti sono raddoppiati) e la fiducia degli spagnoli nella politica è crollata. Ultima a finire con le mani nel sacco è stata una banda che in Catalogna avrebbe sottratto 44,7 milioni di euro a tre comuni in differenti speculazioni edilizie illecite. In carcere sono finiti un ex deputato del Partito socialista, il sindaco socialista di Santa Coloma, e due ex membri del governo regionale all'epoca di Jordi Pujol. Il governo catalano, guidato da socialisti, verdi e dalla sinistra autonomista Erc, è stato toccato dallo scandalo per via del direttore dell'ufficio edilizia regionale, Emili Mas, che sarebbe coinvolto nella sparizione di 1,3 milioni di euro. In Catalogna lo scandalo segue quello del cosiddetto Palau de la Musica, dove un dirigente locale si sarebbe intascato almeno 20 milioni di fondi pubblici.

Quelli catalani sono però stati solo gli ultimi due nodi di un lungo rosario di malversazioni a livello nazionale. Il cosiddetto «caso Gürtel» ha recentemente assestato un durissimo colpo al Partito popolare nelle zone di Valencia, Madrid ed in Galizia. In questo caso una gruppo di affaristi guidati dal faccendiere Rafael Correa, riceveva appalti da varie amministrazioni del Pp in cambio di favori personali, sessuali e, ovviamente, economici. Secondo le prime stime, la vicenda coinvolgerebbe mazzette per un giro di almeno 40 milioni di euro. La procura indaga anche su un possibile finanziamento illecito al Partito popolare.

Gli scandali rischiano di incidere direttamente sul futuro degli equilibri politici: il caso Gürtel ha messo alle strette il leader del Pp Mariano Rajoy, che ha esitato a usare la mano dura contro i dirigenti del partito coinvolti. Un sondaggio di El País, assicurava che il 68% dei simpatizzanti del Pp non ha più fiducia in lui. Anche se è presto per dirlo, lo scandalo catalano potrebbe invece influire pesantemente sul governo socialista regionale, che i sondaggi davano già in calo in vista delle elezioni dell'anno prossimo. La grandissima maggioranza dei casi di corruzione emergono a livello comunale. In Spagna infatti sono i comuni ad avere il potere in materia edilizia, a decidere se si può riqualificare un terreno e renderlo edificabile, senza troppi controlli delle altre amministrazioni. Un imprenditore edile ha spesso di solito gioco facile nel corrompere con offerte milionarie un funzionario di una piccola amministrazione.

La situazione è tale che il quotidiano Abc ha lanciato ieri l'allarme chiedendo di porre un freno alla corruzione se «non si vuole gettar via il capitale democratico accumulato nella transizione». I partiti sembrano aver già raccolto l’appello e si dicono disposti a siglare un patto istituzionale per frenare la marcia delle tangenti.