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Governo

Adolfo Urso: “Incentivi per l’AI e cloud alle imprese. E dalle raffinerie arriva più jet fuel”

Il ministro del Made in Italy: “In legge di bilancio la spinta per agevolare le nozze tra aziende e renderle più grandi”

Adolfo Urso ministro made in Italy durante l'assemblea dell'unione Industriali di Torino in occasione del 120� anniversario dall'associazione , Torino, 19 ottobre 2026 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO (NPK)

Senatore Adolfo Urso, le imprese sono in pressing sulla manovra. «No a mance, serve una politica industriale» ha detto il presidente di Confindustria Emanuele Orsini: cosa gli risponde il ministro delle Imprese e del Made in Italy? Il decreto imprese finirà nella manovra?

«Con la manovra rafforziamo la politica industriale che abbiamo dispiegato in questi anni con l’obiettivo di rendere strutturale il Nuovo Piano Transizione 5.0, incentivare il software anche attraverso il cloud e l’adozione dell’AI nei processi produttivi delle Pmi. È anche nostra intenzione completare la riforma degli incentivi con la razionalizzazione e l’accorpamento di quelli gestiti dal nostro dicastero, istituire il Business Wallet, cioè il portafoglio digitale delle imprese, dare attuazione alla delega per la riforma quadro dell’artigianato e nel contempo, come chiede Confindustria, sostenere il processo di crescita dimensionale anche attraverso incentivi alla aggregazione».

Per i cinque assessori allo Sviluppo delle grandi Regioni del Nord - che hanno costituito il Distretto manifatturiero - la riforma del Fondo centrale di garanzia per le Pmi è fondamentale. Come intende procedere il Mimit?

«Dopo la fase emergenziale della pandemia e della crisi energetica, il Fondo ha dimostrato la solidità del nostro tessuto produttivo, con tassi di default contenuti e un flusso costante di rientri. Ora puntiamo a una disciplina strutturale che offra certezza agli operatori e rafforzi la selettività, preservando un’ampia accessibilità per le Pmi di tutti i settori. Il Mimit ha già elaborato una proposta di riforma, condivisa con gli stakeholder e attualmente al vaglio del Mef per definire le necessarie modifiche normative».

Il futuro dell’Ilva dipende dalla prossima decisione della Corte di Cassazione? Esiste ancora la cordata italiana?

«Sì, il futuro dell’Ilva dipende dalla decisione della Cassazione, quindi anche l’ipotesi della cordata italiana. Per il momento è ancora esecutivo il decreto della Corte di appello che ha imposto la chiusura dell’area a caldo, e conseguentemente la sospensione della produzione di acciaio».

La crisi energetica morde imprese e trasporti. Lei punta a ottenere di più dalle raffinerie: quanta produzione aggiuntiva di gasolio stimate di ottenere?

«Un aumento del 30% della produzione di jet fuel, che è il carburante di cui siamo ancora deficitari. Per benzina e gasolio siamo già esportatori netti. Potremmo fare di più se la Commissione acconsentisse ad alcune modifiche della normativa in atto. È stata una follia sollecitare la chiusura delle raffinerie in Europa. Noi non li abbiamo seguiti, in questi anni abbiamo prima salvato l’Isab di Priolo e poi tutelato con il Golden power quelle di IP e di Saras. Nel contempo abbiamo accelerato nelle bioraffinerie, tra poco sarà aperto anche il cantiere di Eni Versalis a Priolo».

Che esiti ha avuto il recente incontro con il governo azero che, tramite la Socar, controlla IP in Italia?

«Ottimo riscontro, sia sulla proroga del regime di price cap, sia su nuovi importanti investimenti nel nostro Paese anche in altri settori strategici, con partnership tecnologiche e industriali, dall’AI ai data center, dalla microelettronica alla metallurgia, all’alluminio. Abbiamo anche predisposto nuove intese bilaterali sullo spazio e sulle materie prime critiche».

Domani a Varsavia andrà al vertice sui principali dossier per la competitività dell’industria Ue. Cosa metterà sul tavolo il governo italiano?

«Sottoscriverò, prima dell’incontro, una intesa bilaterale con il Ministro delle finanze e dell’economia della Polonia, Andrzej Domaski, per una cooperazione rafforzata tra i nostri dicasteri per indirizzare l’Europa sulla strada delle riforme necessarie al sistema produttivo. Poi, nella riunione illustreremo come sia necessario agire insieme per sterilizzare il meccanismo infernale degli Ets, far prevalere il criterio della neutralità tecnologica, ridurre il costo dell’energia e salvaguardare l’industria dell’auto».