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Politica estera

La “madre” dei gilet gialli: “Piazza ostaggio di Mélenchon”

Jacline Mouraud, 59 anni, è la madre dei gilet gialli, la donna del popolo diventata icona nel 2018, dopo un video virale sui social in cui si rivolgeva all’allora neo-presidente Macron

Gilet gialli di nuovo in piazza per il primo anniversario delle manifestazioni

«La piazza francese è ormai ostaggio dell’estrema sinistra e il presidente Macron chiude gli occhi, per mantenere il potere, mandando il Paese in malora». Jacline Mouraud, 59 anni, è la madre dei gilet gialli, la donna del popolo diventata icona nel 2018, dopo un video virale sui social in cui si rivolgeva all’allora neo-presidente Macron e si scagliava contro il caro-vita e il caro-benzina, facendo da catalizzatrice del movimento che mise a ferro e fuoco la Francia. A distanza di otto anni, e dopo numerose minacce di morte, ci risponde dalla sua abitazione in Bretagna, con l’amara constatazione che il malessere dei francesi è cresciuto ancora di più da allora.

Centinaia di manifestazioni sono previste oggi in Francia, con studenti e «gilets jaunes». Lei ci sarà?

«Non ci sarò, anche se molte delle rivendicazioni dei manifestanti sono legittime. Ma assisteremo a nuove violenze e devastazioni e io non mi unirò certo alle fila della France Insoumise di Jean Luc Mélenchon, che è diventato un partito totalmente ostile alla Francia».

Ci si attende una piazza trasversale. Perché punta il dito contro Mélenchon?

«La rivolta degli studenti è stata da subito strumentalizzata dalla France Insoumise. Si sono infiltrati nelle manifestazioni e hanno distrutto tutto, salvo poi dire che bisogna essere ragionevoli. Mélenchon è il piromane e, dopo aver appiccato il fuoco, si spaccia per il pompiere. Lui vuole il potere e per ottenerlo manda la Francia nel caos, mentre Macron non vuole lasciare il potere e, per non perderlo, permette che Mélenchon getti la Francia nel caos».

Oggi come nel 2018 molti protestano contro l’aumento dei prezzi, soprattutto dei carburanti. Significa che nulla è cambiato?

«Io oggi lavoro nel settore dei servizi di portineria e nell’assistenza domiciliare, dopo che la mia azienda, a causa del Covid, ha dovuto chiudere come altre 70mila in Francia. Tra carburante, spese di trasporto, tasse e affitto, ormai spendo più della metà di quello che guadagno. Siamo in tantissimi nella stessa situazione. Tutti quelli che scenderanno in piazza, di destra o di sinistra, possono trovarsi sotto lo stesso slogan: Macron ha distrutto il nostro Paese. Ormai c’è una sola rivendicazione che abbia senso: chiedere le dimissioni del presidente».

Tutta colpa di Macron?

«Per mantenere il potere sta lasciando che tutto ciò accada. Il 15% dei francesi vive sotto la soglia di povertà. È una cifra enorme (il dato più alto dal 1996, nda). Macron ha mandato in rovina il Paese perché ha venduto agli americani anche le nostre più grandi industrie strategiche. I prezzi sono impazziti e oggi la prima voce di spesa della Francia sono gli interessi sul debito pubblico. La situazione non può durare, prima o poi esploderà e avremo una crisi alimentare accompagnata da una crisi finanziaria colossale».

Parla da donna di estrema destra? Anni fa si unì a Eric Zemmour, salvo poi lasciare il leader dell’estrema destra.

«Ho lasciato Zemmour nel 2022 e scritto un libro per spiegare perché quest’uomo non governerà mai la Francia: odia i francesi e, in fondo, anche lui è un macronista. Penso di essere stata la più moderata tra tutti i gilet gialli del 2018. Rappresento la Francia di chi lavora, la Francia rurale, delle persone che si alzano presto. Se svegliarsi alle sei del mattino significa essere di estrema destra, allora non capisco più niente. Il problema è proprio questo: noi francesi che lavoriamo, rispettiamo il Paese, stiamo subendo di tutto. Siamo stretti in una morsa: da una parte c’è l’estrema sinistra, dall’altra c’è Macron».

Lei da che parte sta?

«Dalla parte di quella che chiamo Francia eterna, la Francia che è stata grande perché era cristiana. Sosterrò il partito politico che restituirà al Paese la sua identità eterna. Ricordiamoci che dalla Rivoluzione francese, tutto parte dalla Francia. Ecco perché le rivolte cominciate qui possono benissimo estendersi ad altri Paesi. Il Belgio è già stato contagiato.

Crede comunque che a raccogliere i cocci del disastro sarà Marine Le Pen alle prossime presidenziali? Come la vede?

«È una donna davvero molto forte, se si considera tutto quello che ha subito negli ultimi trent’anni. Ha parato gli insulti ed è ancora in piedi. Per questo la rispetto e penso che verrà eletta. Se farà bene, non lo so. Bisognerà lasciarla governare. Una cosa, però, è certa: sarà estremamente difficile risollevare il nostro Paese. Lasciando fare all’estrema sinistra e permettendole di distruggere tutto, Macron sta attuando una politica della terra bruciata. In altre parole, dopo di lui non resterà più nulla».

La Francia si rialzerà?

«Sì, ma ci vorrà un bel po’ di tempo».