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Il rugby in lutto per Clèa e quei drammi nello sport

Una ragazza scende in campo per giocare, poi l’emergenza e la speranza che lascia spazio al dolore. Una tragedia che invita a riflettere, senza cedere alla paura

Cléa Ménier

Ci sono momenti in cui lo sport, con la sua energia e la sua promessa di vita, si ferma all’improvviso. La morte di Cléa Ménier, rugbista francese di 17 anni, dopo un trauma alla testa durante una partita, è uno di quei momenti. Una ragazza scende in campo per giocare, poi l’emergenza e la speranza che lascia spazio al dolore. Una tragedia che invita a riflettere, senza cedere alla paura. Episodi simili attraversano discipline diverse. Agli Europei del 2020, Christian Eriksen fu colpito da un arresto cardiaco, ma venne salvato grazie ai soccorsi immediati e al defibrillatore. Il ghanese Raphael Dwamena morì in campo nel 2023, mentre nel 2024 il calciatore italiano Mattia Giani perse la vita dopo un arresto cardiaco durante una partita dilettantistica. Nello stesso anno, il diciassettenne cinese Zhang Zhijie morì dopo essersi accasciato durante una gara di badminton.

I dati scientifici non consentono una classifica universale degli sport più pericolosi. Uno studio sugli atleti universitari statunitensi ha identificato 143 morti cardiache improvvise tra il 2002 e il 2022, con l’incidenza più alta nel basket. Anche il rugby ha conosciuto tragedie simili. Nel 2025 Nicolas Haddad, 15 anni, ebbe un arresto cardiorespiratorio dopo un placcaggio durante una gara: morì tre giorni dopo. Nel 2023 Arturas Rudys, 27 anni, si accasciò durante una partita in Inghilterra. Nonostante la rianimazione e il defibrillatore, non fu possibile salvarlo. Nel 2018 Nicolas Chauvin, 18 anni, riportò una grave lesione cervicale dopo un doppio placcaggio in una partita giovanile. Morì in ospedale tre giorni dopo.

Anche la morte di Cléa è legata a un trauma, ma molti dei casi elencati riguardano arresti cardiaci, talvolta associati a patologie non diagnosticate. La lezione non è avere paura di scendere in campo. Non tutte le tragedie si possono evitare, ma essere preparati, intervenire tempestivamente e avere defibrillatori accessibili può fare la differenza.

Perché lo sport deve restare un luogo di crescita, passione e vita.