Archivio Quando negli anni Cinquanta Hollywood si trasferì a Cinecittà

Il cinema è un’industria che, talora, fa arte. Ciò si dovrebbe ricordare alla Mostra, che poco influenza il pubblico italiano e quello francese ed è quasi ignorata dagli altri. Ma ci sono anche valori non commerciali: la Mostra li fa resistere alla venalità. Ma c'è stata un'epoca nella quale il nostro cinema non s'aggrappava alla Mostra: era la Mostra ad aggrapparsi a lui. E poi fu il nostro cinema ad aiutare perfino Hollywood! Anni Cinquanta: negli Stati Uniti la tv s'imponeva, gli incassi calavano, le spese salivano. Cinecittà costava meno e, per certi lati, funzionava di più. Cavalcando lungo quell'epoca, ieri la Mostra ha proposto il documentario di Marco Spagnoli, «Hollywood sul Tevere», realizzato con brani di cinegiornali tratti dall'archivio di Cinecittà-Luce. Ecco Belinda Lee, una dea; May Britt, un'altra dea; Audrey Hepburn, un'altra dea ancora... Quando si dice fascino, non bellezza, il cuore si scalda. Che cosa aveva dietro il nostro cinema per attrarre tali nomi? Una guerra persa e persa male, teatri di posa devastati, l'inflazione provocata dalle Am-lire d'occupazione. Eppure tutto rinacque, perché dalla forza di vivere fiorì la gioia di vivere. Ce ne torna un po' con le immagini del documentario di Spagnoli, dal suo amore e acume nel commentarle, mostrando anche chi, come Francesco de Robertis, alcuni cancellano dalla storia del cinema per esaltare un Rossellini che non ha bisogno di zelatori.

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