Mentre il Secondo Arengario è già circondato dalle impalcature che segnalano l’avvio dei lavori per la creazione del raddoppio del Museo del Novecento in piazza Duomo, la stagione museale si apre con qualche novità. Niente «mostre-evento» e grossi nomi, ma un arricchimento del percorso della collezione permanente con una serie di progetti. Bisogna quindi salire al quarto piano del museo: nella Galleria Gesti e Processi ideata dal direttore Gianfranco Maraniello ci sono tre nuovi focus dedicati ad approfondire artisti e progetti tra gli anni Settanta e Ottanta particolarmente significativi per la nostra città. Il primo più ricco, «Vincenzo Agnetti e la poesia», realizzato con l’Archivio Agnetti, indaga il ruolo generativo della parola e del gesto negli ultimi anni di attività dell’artista, esponendo opere emblematiche come i Feltri, le Photo-graffie e anche l’inedito Lucernario (1981), un lavoro non finito in cui vediamo un ritratto dello stesso artista milanese, grande esponente dell’arte concettuale, morto nel 1981 a soli 54 anni.
Ben fatto anche il secondo «affondo» sul Novecento milanese: «Enrico Castellani e le superfici a rilievo» ripercorre oltre quarant’anni di ricerca rigorosa sulla tela come spazio plastico e ritmico in dialogo con la luce. Infine, una sala collettiva con opere di Valerio Adami, Alik Cavaliere, Lucio Del Pezzo, Bobo Piccoli ed Emilio Tadini restituisce la vitalità di Milano come laboratorio culturale e centro propulsore della contemporaneità negli anni del boom economico.
Non è tutto: apre fino a marzo (con ingresso incluso nel biglietto del museo), sempre al quarto piano del museo, la mostra di ricerca «Tommaso Trini. La terra vista dalla luna», curata da Daniela Domina e Iolanda Ratti con Lodovica Cesaretti. Il progetto ripercorre la biografia di uno dei critici e curatori più acuti della scena italiana: ancora oggi, nonostante gli 89 anni compiuti, lavora sulle sue carte nello studio di porta Venezia. Se ancora un archivio completo di tutto ciò che Trini ha scritto non è disponibile, anche grazie alla collaborazione della famiglia si è potuto testimoniare il suo importante contributo alla storia dell’arte recente. Grazie a fotografie, ritagli di giornali, riviste, oggetti e video il percorso analizza la capacità di Trini di anticipare movimenti come l’Arte Povera, la Land Art e l’Arte Concettuale e la sua costante apertura verso le nuove tecnologie.
