Una sera del 1994 a Notting Hill, Londra. Peter Simon, il proprietario delle catene d’abbigliamento Monsoon e Accessorize, va a cena a casa di amici e si ritrova seduto di fianco a una bella ragazza molto cool, che d’improvviso gli chiede cosa ne pensa dell’arte contemporanea. E lui va in imbarazzo, perché aveva molte idee su di lei, ma nessuna sull’arte contemporanea. Lo racconta con queste parole lo stesso Simon nelle prime pagine del catalogo che Christie’s ha pubblicato in occasione dell’asta della collezione d’arte contemporanea del magnate dell’abbigliamento, che si tiene a Londra in questi giorni. Una collezione che, nella stuzzicante categoria delle raccolte di proprietà di un singolo collezionista (con i tic, le manie, le storie di vita che si portano dietro), è quella di più alto valore mai messa all’incanto nella sede londinese della casa d’aste. Ci sono magnifiche opere di Francis Bacon, Piet Mondrian, Joan Mirò, Fernand Léger, e l’elenco potrebbe continuare a lungo a colpi di grandi nomi. Nomi che però, per tornare agli anni ’90 e alla cena a Notting Hill, Peter Simon conosceva solo per sentito dire, oppure proprio per niente.
La bella ragazza alla moda lavorava alla Serpentine Gallery. In quei giorni c’era in corso una collettiva rimasta storica, Here and Now, che riuniva i trenta pittori inglesi che avevano esposto nello spazio di Kensington Gardens dal 1970 al 1994. La ragazza invita Simon a visitarla e lui ci va, sebbene più che altro per rivedere lei, come ammette con ammirevole candore. E scatta la scintilla. Non per la ragazza, ma per le opere appese alle pareti. «Mi ero messo deliberatamente a guardare le opere e non i nomi degli artisti» continua a raccontare Simon, che poi, finito il giro, cerca chi sono i due che l’hanno colpito di più: Howard Hodgkin e Francis Bacon. Il primo non l’ha mai sentito nominare, del secondo conosce il nome ma niente di più. Eppure da lì è un attimo: Simon diventa amico del futuro presidente di Sotheby’s, questo gli consiglia un libro sull’arte contemporanea, Simon lo prende, lo sfoglia, mette dei post-it sulle pagine degli artisti che più lo intrigano, poi inizia a comprare. Non altri libri, proprio i quadri. Capito com’è facile mettere insieme una collezione candidata a battere i record di Christie’s? Anche se sapete poco o nulla di arte contemporanea bastano il libro giusto, i consigli di un amico che se ne intende, le visite alle gallerie, le studio visit, le mostre. Insomma, la passione. E naturalmente i milioni. Perché già nella seconda metà degli anni ’90 i prezzi di un Francis Bacon di medie dimensioni raggiungevano i sei zeri, così come quelli di un Léger, di un Picasso, di un Mondrian, i top lot nella evening sale londinese del 14 ottobre, l’evento più importante della serie di tre aste, dal vivo e online, che metteranno in vendita quasi 200 opere della collezione Monsoon di Peter Simon. Le stime? Dai 14 ai 18 milioni di sterline per Figure in movement di Bacon, dagli 8 ai 12 per Composition A, with Double Line and Yellow di Mondrian, dai 7 ai 10 per Les amants Adam et Eve di Joan Miró, dai 4,5 ai 6,5 per un Untitled di Willem de Kooning, dai 2 ai 3 milioni per una grande Mappa di Alighiero Boetti, insieme a tanti altri lotti multimilionari.
La fortuna di Simon viene dall’abbigliamento. Da giovane, nei primi anni ’60 (lui è del ’49) faceva il rappresentante prima di cibi congelati e poi di calcestruzzo, ma si annoiava. E, per dire il tipo, un’estate molla tutto, si mette a viaggiare alla ricerca di pace e amore (in fondo siamo dalle parti del 67), finisce in una colonia nudista a Formentera e lì si diletta a leggere Il capitale di Karl Marx, fino a che arriva il freddo dell’inverno e rientra a Londra. Mette su un commercio di cappotti con ricami a mano in giro per i mercatini, e poi, come tutti («se lo avevano fatto i Beatles, perché non anch’io?»), fa il suo viaggio in India. È lì che trova lo stile, i materiali, le idee che lo renderanno celebre e ricco con Monsoon e Accessorize. E se dobbiamo trovare un contatto tra la sua attività di imprenditore e quella di collezionista, questo sta nell’eclettismo e nel colorismo, che è delle sue linee di abbigliamento e accessori e della sua raccolta di opere. Non c’è un vero filo conduttore nella collezione in asta da Christie’s. Sono artisti del ’900, più che altro della seconda metà e prevalentemente inglesi, ma a parte le figure sofferte e straziate di Bacon ci sono i coloratissimi iPad drawings di David Hockney, i coloratissimi paesaggi di Hurvin Anderson e Peter Doig, gli spot paintings di Damien Hirst, gli astrattismi di Howard Hodgkin, una manciata di arazzi ricamati del nostro Alighiero Boetti... Tutto bellissimo, e tutto vario e colorato. Resta la domanda: perché un collezionista decide di punto in bianco di liberarsi dei suoi oggetti più amati? Forse perché anche i miliardari possono aver bisogno di liquidità. Oppure, se amiamo i lieto fine, «per lasciare la mente e i muri liberi per ricominciare in una nuova direzione».
