Si dice da sempre che gli artisti anticipano i tempi e il futuro, e in una temperie difficile come la nostra, con una società in fibrillazione e tormentata, la domanda e la risposta di un artista quale può essere? Se l’è posto Mino Gatti (Piacenza 1949), artista di chiara fama che conosco e seguo da anni. Volgersi alla “Concordia”, a quell’immagine e a quella figura che negli anni dai più antichi ad oggi è stata venerata e invocata. Lo fa oggi Mino Gatti con una “processione” di vestali, musici e giovani, magistralmente esposti una mostra a Firenze al Plus Florence. La Dea romana Concordia non fu solo una personificazione di tale virtù, ma la riedizione romana della Dea greca Harmonia, da cui deriva la parola “Armonia”, con lo scopo di portare appunto concordia e comprensione tra la gente. Figlia di Giove e di Tèmi e ovviamente sorella della Pace, presiedeva alla unione delle famiglie, dei cittadini e delle case, pertanto aveva a Roma un culto sia pubblico che privato. Rappresentata come una matrona seduta che reggeva un ramo d’olivo e la Cornucopia. Nel 367 a.C. le fu dedicato un tempio nel Foro Romano dal console Marco Furio Camillo. Un altro altare a lei consacrato si ergeva su una delle vette del Campidoglio. Quest’ultimo era stato costruito da Lucio Manlio nel 216 a.C. Sappiamo che Augusto ordinò nell’ 11 a.C. di collocare una statua in onore della “Concordia” a Roma. Nel 10 d.C. l’imperatore Tiberio le dedicò il tempio nuovamente restaurato con l’epiteto di “Concordia Augusta”, nome che da quel momento le rimase per sempre. La processione è una dei riti più antichi della storia umana, un corteo di persone che si muove con uno scopo religioso, spirituale o simbolico. Le sue radici sono molto “vecchie” e attraversano diverse civiltà del mondo antico. Le prime testimonianze, di quelle che oggi chiamiamo processioni, guardando alle grandi e antiche civiltà del vicino Oriente e del Mediterraneo, ecco in Egitto i sacerdoti trasportavano le statue delle divinità, alloggiate in barche sacre lungo il fiume Nilo, e in queste processioni si chiedevano alle divinità protezione, fertilità e prosperità. Nella zona del Mediterraneo e soprattutto nell’antica Grecia, le processioni erano molto importanti, nel corso delle feste in onore di Atena o Pallade Atena, figlia di Zeus e dea della Sapienza, sacerdoti e guerrieri sfilavano portando offerte sacre ai templi. E le feste civili o religiose proprio dedicate alla dea Atena, si chiamavano “Panatenee” attraversavano la via Sacra, fino a raggiungere l’Acropoli, per portare il “peplo”, il tradizionale abito femminile dell’antica Grecia, alla statua di Atena. Nell’antica e leggendaria Roma, le processioni assunsero valore politico e militare. I trionfi romani celebravano le vittorie degli imperatori e dei generali, erano cortei solenni e spettacolari che si svolgevano per le strade della città, diverse le processioni che coinvolgevano magistrati, sacerdoti e suonatori. C’è tutta una compagine dell’arte contemporanea -certo piccola schiera ma illuminante a cucire il tempo- che guarda alla classicità, all’eterna bellezza, impagina il presente guardando all’antico, alla ritualità e alle divinità romane, al sacro medioevale, alla storia. In questa schiera di artisti che vanno da Omar Galliani a Igor Mitoray, vi è Mino Gatti, che in questo caso si muove processionalmente con una schiera di giovani volti alla “Concordia”. A tornare un pò indietro mi preme ricordare anche “La processione dei Magi” di Benozzo Gozzoli, “La processione” di Francisco de Goya, e “La Processione” di Giuseppe Pellizza da Volpedo del 1893-1895. La schiera dei giovani hanno tra le mani chi la colomba, chi nella mano sinistra il volumen come Gneo Domizio, chi dei fiori, chi un pastorale vegetale che ha la funzione di guida e protezione, ecc., ma è tutto solenne e tutto contribuisce a creare un’atmosfera di raccoglimento e protezione. Qui si leggono evidenti due momenti, nel primo il disegno magistrale di Mino Gatti che appunta gli stimoli che gli vengono dalla storia, perché “La storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità.”, come diceva Cicerone del De Oratore e coglie la “Historia magistra vitae” che tradotta letteralmente, significa “La Storia [è] maestra di vita”; nel secondo, dal disegno alla scultura in cartaruga il legame è certo, perché questi disegni contengono già la magia e la solarità delle sue creazioni, lo splendore di un mondo che Gatti ci consegna nella sua scultura ardita e innocente.

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