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Arte e Storia

Modigliani, ricco in ritardo

Nei volti allungati e negli sguardi enigmatici dei suoi ritratti cercò una verità che il mercato avrebbe scoperto solo dopo la sua morte, trasformando la sua indigenza in leggenda e le sue opere in tesori da collezione

La lezione americana sui Modigliani

Da questa settimana proveremo a raccontare i grandi artisti in un modo diverso. Non ci interessano le lezioni di storia dell’arte, le definizioni accademiche o le pagine che fanno venire sonno dopo tre righe. Quelle, per fortuna, esistono già e sono scritte benissimo da chi ne sa più di noi. A noi interessano gli uomini. Vogliamo sapere chi fossero prima di diventare nomi sui cataloghi, firme da milioni di euro e ritratti appesi nei musei. Come vivevano. Chi amavano. Chi tradivano. Con chi litigavano. Di cosa avevano paura. Come spendevano i soldi quando li avevano e come sopravvivevano quando non ne avevano affatto. Perché dietro ogni grande artista c’è quasi sempre un essere umano molto meno ordinato della sua leggenda. Ci sono amori, rivalità, miseria, vanità, sesso, gelosie, ossessioni, amicizie, tradimenti, malattie e spesso una buona dose di follia. Proveremo quindi, una volta alla settimana, a togliere la cornice. Non ai quadri. Agli uomini che li hanno dipinti. Racconteremo episodi veri, poco conosciuti, qualche volta incredibili, cercando di capire dove cominci il genio e dove finisca l’uomo. E alla fine resterà sempre la stessa domanda. Dove risiede davvero l’immortalità? Nell’opera che sopravvive oppure nell’uomo che, attraverso quell’opera, continua ostinatamente a vivere? Cominciamo da uno che con la morte ebbe molta fretta e con la gloria un appuntamento arrivato troppo tardi. Amedeo Modigliani.

Vittorio Feltri

Amedeo Modigliani ebbe il buon gusto di nascere in mezzo a un pignoramento. Era il 12 luglio 1884 e a Livorno faceva caldo. In casa Modigliani, però, il problema non era il clima. Il problema erano i creditori. La famiglia, un tempo agiata, attraversava un momento economicamente disastroso. Pare che una norma dell’epoca impedisse di sequestrare ciò che si trovava sul letto di una puerpera. La famiglia ebbe quindi un’intuizione che meriterebbe un posto nella storia della finanza creativa. Sul letto della signora Eugenia vennero ammassati gli oggetti di valore che i creditori non dovevano portarsi via.

Dedo si ammalava spesso. Pleuriti, febbri, problemi polmonari. Da ragazzo si prese anche il tifo e durante una delle crisi più gravi cominciò a delirare. Di solito chi ha quaranta di febbre chiede acqua. Modigliani chiedeva Firenze. Voleva vedere i dipinti! La madre gli promise che, se fosse guarito, lo avrebbe portato. Guarì e andarono. È difficile trovare una scena che racconti meglio il personaggio. Modigliani aveva paura della morte, certo, ma soprattutto aveva paura di morire ignorante. Poi arrivò Parigi. Era il 1906, Amedeo aveva ventun anni, era magro, bello, elegante e possedeva quella particolare forma di incoscienza che, nei giovani, può produrre due risultati: un disastro oppure un genio. Nel suo caso produsse entrambi. Arrivò nella capitale francese con buoni vestiti e qualche soldo. Durarono poco sia gli uni sia gli altri. Modigliani frequentò Montmartre e poi Montparnasse. Lì c’era Pablo Picasso. Fra Picasso e Modigliani non ci fu mai una semplice amicizia. E neppure una semplice rivalità. Si frequentavano, si osservavano, si stimavano. E qualche volta, con ogni probabilità, si detestavano. Due galli nello stesso pollaio. Solo che il pollaio era Parigi e i due galli sarebbero diventati Picasso e Modigliani. Amedeo, nel frattempo, continuava ad avere un problema molto concreto. Non vendeva! Ed essere un pittore incompreso è un’esperienza estremamente romantica soltanto per chi ha già cenato. Lui spesso non aveva cenato. Un giovane medico, Paul Alexandre, lo aiutò quando si trovò praticamente senza studio e senza denaro. Poi arrivò Léopold Zborowski, il mercante che gli procurava modelle, pagava tele e colori, gli dava un piccolo compenso e cercava di venderne le opere. Oggi sembra assurdo pensare che qualcuno dovesse preoccuparsi di comprare una tela a Modigliani. Allora era necessario. Il genio, purtroppo, viene fornito senza materiale di consumo. Dedo diventò intanto uno dei personaggi più riconoscibili di Montparnasse. Entrava nei caffè, prendeva carta e matita e disegnava. Nel 1917 arrivò finalmente una mostra personale. La prima. E anche l’ultima. La organizzo Berthe Weill. Fra le opere c’erano i suoi celebri nudi. Donne vere, niente dee, niente ninfe, niente foglie di fico. La mostra venne fatta chiudere. Parigi poteva sopportare una donna nuda dipinta come Venere. Una donna nuda dipinta come una donna, evidentemente, era molto più pericolosa. Oggi per comprare uno di quei nudi servono decine di milioni. La polizia non ne acquistò nessuno. Errore finanziario considerevole.

Poi arrivò Jeanne Hébuterne. Aveva diciannove anni. Bella, pallida, capelli tendenti al rosso, studiava pittura. Soprattutto si innamorò di Modigliani. La famiglia di lei ne fu poco entusiasta. E qualche ragione l’aveva. Amedeo era povero, malato, beveva, faceva il pittore e non aveva neppure il buon gusto di essere un pittore famoso. Jeanne se ne infischio andò a vivere con lui e ebbero una figlia. Nel gennaio del 1920 Modigliani era ormai gravemente malato, Aveva trentacinque anni. Un’età nella quale oggi molti stanno ancora decidendo cosa fare da grandi. Lui aveva quasi finito. Mori il 24 gennaio per meningite tubercolare. A quel punto accadde ciò che agli artisti succede con una puntualità impressionante. Cominciarono ad accorgersi che era grande. Jeanne Hébuterne era incinta di otto mesi. Due giorni dopo la morte di Amedeo si gettò da una finestra del quinto piano. Morì lei, morì il bambino, aveva solamente ventun anni, ma nella tragedia era rimasta una bambina.

Poi ci fu il funerale di Dedo. E forse nessuna scena racconta meglio l’assurdità della sua vita. L’uomo che tante volte non aveva avuto abbastanza denaro per vivere venne accompagnato al Père-Lachaise come un principe. Da vivo, lo portavano via, da morto, gli facevano il saluto. La società possiede uno straordinario senso delle buone maniere quando non servono più. Quando morì lasciò pochi soldi, una figlia e moltissimi dipinti che il mondo non aveva ancora capito. Oggi alcuni valgono fortune. Da vivo disegnava per mangiare e bere. Da morto vale milioni. La fortuna arrivò. Semplicemente arrivò tardi. I creditori erano presenti quando nacque e i mercanti arrivarono quando lui non c’era più. In mezzo, per fortuna, Modigliani ebbe il tempo di dipingere. Il talento non garantisce niente. Non garantisce denaro. Non garantisce felicità. E soprattutto non garantisce di essere capiti in tempo. Abbiamo questa curiosa abitudine di celebrare gli uomini eccezionali quando finalmente hanno smesso di disturbarci. Da vivi sono eccentrici, difficili, scandalosi e da morti diventano maestri.

(con Luca Marcante)

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