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Attualità

A Milano non basta il pugno duro: ne servono due

Un pericoloso ritorno agli anni Settanta

Riots and looting in Via Torino, where young protesters attacked shops and supermarkets and smashed windows, Milan, October 18, 2026 ANSA/MATTEO CORNER

Disgusto, orrore. E poi pena, pena infinita per Milano. Non era mai successo, nemmeno ai tempi delle invasioni barbariche e dei lanzichenecchi, che questa metropoli, che in dialetto sarebbe pure di genere maschile, el gran Milan, fosse abusata due volte in ventiquattro ore. Anzi stuprata: non trovo altra parola, per quanto sia paurosa l’analogia con una ragazza indifesa in balìa dei bruti. Indifesa? Ma certo. C’è qualcosa nell’aria, in questa Italia, nella cultura della crème che desidera che la teppa violenta e minorenne dia una lezione alla brava gente che si lamenta dell’invasione dei migranti. La cronaca non restituisce l’odore che pervadeva ieri le strade del centro. Dicono di bruciato: io ho percepito quello di fogna. C’era già stato sabato il corteo contro il carovita, trasformatosi in guerriglia; domenica il bis senza nemmeno il pretesto: via Torino devastata, il Carrefour saccheggiato, il Duomo chiuso, oltre cento agenti feriti.

Li chiamano giovanissimi. Io li chiamo delinquentissimi, con famiglie che hanno rinunciato a qualsiasi educazione. Diciamolo: in gran parte sono proprio maranza, parola non razzista, se la sono cucita addosso da soli i nordafricani di seconda generazione, e quasi morigerata rispetto a ciò che sono. Nessuna ideologia, se non il motto che circola tra loro: devasta, prendi, scappa. Non per rimediare a un’ingiustizia, ma per godere dell’ingiustizia. E la cosa tremenda è che possono farlo. La polizia, che ha regole di ingaggio civili, fa l’umanamente possibile ed è prima randellata, poi umiliata in certe aule di tribunale da un’applicazione scostumata della legge.

Siamo tornati alla Milano degli anni Settanta. Allora si mobilitò la maggioranza silenziosa e fu criminalizzata come fascista; ma i criminali erano quelli che sconquassavano la città ogni sabato pomeriggio. La domenica no: persino per i manifestardi comunardi era di sacro riposo, a godersi le mascalzonate del giorno prima. Stavolta sabato e domenica sono stati il luogo dello stupro perfetto. Mi sarebbe piaciuto leggere, oggi, Nino Nutrizio, direttore della Notte. Meglio: essere Nutrizio.

Meloni ha ragione a convocare per oggi un vertice sull’ordine pubblico. Vergognosa la sinistra. Non dico che quei ragazzi siano di sinistra: dico che essa li coccola, li giustifica e copre chi, coscientemente, crea l’occasione per le violenze. Sala sabato ha emesso un comunicato spaventoso: agenti pochi e male organizzati. Invece di prendertela con quelli che erano pochi e bastonati, perché non te la prendi con quelli che erano tanti e delinquenti, e con chi ha dato loro il pretesto? Il ministro Piantedosi gli ha dato del radical chic. In realtà, basta la parola: Sala! Ragiona come in una sala da tè, con l’ingresso sbarrato ai maranza. Ieri, dopo la tirata d’orecchi di Piantedosi, ha corretto il tiro. Troppo poco e troppo tardi.

Non chiedo il pugno duro. Ne chiedo due. Non vendetta, ma sanzione che rieduchi: le carote non rieducano, e la legge non va interpretata contro la vittima, che è Milano. Una città è la sua gente: quella che scappa, che ha paura a scendere in metropolitana. Gli episodi isolati sono diventati fatto di massa. E chiedo anche il piede duro: per prendere a pedate loro e i loro disgraziati genitori, che devono pagare i danni.

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