Si è spento Vitaliano Borromeo Arese, principe e imprenditore, esponente di una delle famiglie più antiche e conosciute dell’aristocrazia italiana. Discendente di una casata che ha attraversato secoli di storia, ha saputo coniugare l’eredità familiare con una visione imprenditoriale rivolta al futuro, passando dall’industria siderurgica agli investimenti finanziari, fino alla gestione e alla valorizzazione di un patrimonio culturale che rappresenta una delle principali attrazioni del Lago Maggiore. Alla guida del ramo primogenito dei Borromeo, ha legato il proprio nome allo sviluppo delle proprietà storiche della famiglia, con l’ambizione di trasformarle in un sistema di destinazioni culturali e turistiche capace di attrarre visitatori dall’Italia e dall’estero. Un percorso nel quale tradizione e innovazione sono diventate le due direttrici di un progetto imprenditoriale in continua evoluzione.
Le origini e l’eredità della famiglia Borromeo
Nato nel 1960, Vitaliano era figlio di Giberto Borromeo Arese e Bona Orlando. Alla morte del padre, nel 2015, ne aveva ereditato i titoli nobiliari, tra cui quelli di principe d’Angera e conte di Arona, oltre a numerose altre dignità storiche legate ai territori sui quali la famiglia aveva esercitato la propria influenza. Tra gli antenati della casata figura anche san Carlo Borromeo, cardinale e arcivescovo di Milano, protagonista della storia religiosa del Cinquecento. Sposato con Marina Munafò, dalla quale aveva avuto due figli, Vitaliano aveva ricevuto dalla famiglia non soltanto un importante patrimonio, ma anche una tradizione imprenditoriale. Il suo percorso si è distinto proprio per la capacità di affiancare alla conservazione dei beni storici una gestione economica orientata allo sviluppo.
Dall’industria siderurgica agli investimenti finanziari
La sua carriera imprenditoriale era iniziata nel gruppo familiare So.Ge.Par., attivo nella produzione di acciaio. Tra il 1989 e il 2008 aveva assunto incarichi di crescente responsabilità, fino a diventare amministratore delegato. Nel 2008 il gruppo era stato acquisito dalla finlandese Outokumpu, uno dei principali produttori mondiali di acciaio inossidabile. Secondo la ricostruzione pubblicata da Forbes Italia nel 2023, l’operazione prevedeva 215 milioni di euro in contanti e l’assunzione di ulteriori 120 milioni di debiti da parte dell’acquirente. Nello stesso anno era nata G.B.Par., la società attraverso cui la famiglia aveva organizzato parte delle proprie attività finanziarie. Negli anni successivi gli interessi di Borromeo Arese si erano estesi al private equity e al settore immobiliare, con partecipazioni e collaborazioni che comprendevano Investindustrial e altri operatori finanziari. A Milano aveva guardato anche alle opportunità offerte dalla riqualificazione degli immobili, con particolare attenzione agli edifici da riconvertire secondo criteri ambientali, sociali e di governance. Una strategia sostenuta, come aveva spiegato a Forbes, da una rete di relazioni costruita nel tempo: “Oggi posso contare su un network di conoscenze in Italia e all’estero vitali per lo sviluppo delle mie strategie aziendali e personali”.
Terre Borromeo, il patrimonio storico sul Lago Maggiore
Il centro del suo impegno imprenditoriale era rimasto il patrimonio culturale e paesaggistico della famiglia, raccolto sotto il marchio Terre Borromeo. Il circuito comprende Isola Bella e Isola Madre, con i rispettivi palazzi e giardini, il Parco Pallavicino a Stresa, la Rocca di Angera e il Parco del Mottarone, che si estende su circa 500 ettari di area boschiva e ospita attività ricreative, sportive e di ristorazione. A queste proprietà si sono aggiunti i Castelli di Cannero, complesso fortificato quattrocentesco sul Lago Maggiore, recuperato attraverso un importante intervento di restauro conservativo. Il sito ha aperto per la prima volta al pubblico il 28 giugno 2025, diventando un nuovo polo culturale e turistico del Verbano. “Con questa importante opera di restauro, i Castelli di Cannero tornano a essere un luogo vivo, aperto alla collettività”, aveva dichiarato Vitaliano Borromeo in occasione della riapertura. L’obiettivo era rafforzare l’attrattività del territorio, ampliando l’offerta e puntando su un turismo internazionale interessato alla storia, all’arte e al paesaggio. Non soltanto luoghi da conservare, dunque, ma beni da rendere accessibili attraverso nuovi servizi, esperienze e iniziative culturali.
La sfida della crescita
Un passaggio decisivo di questa strategia è arrivato nel 2025 con la quotazione di Kaleon, già SAG, la società riconducibile alla famiglia Borromeo che gestisce e valorizza i siti culturali e naturali. Il primo dicembre la società ha debuttato su Euronext Growth Milan e Paris, raccogliendo risorse per sostenere lo sviluppo delle attività e ampliare il proprio modello di gestione. L’operazione ha segnato un’evoluzione importante: il progetto nato per amministrare le proprietà della famiglia si è aperto alla possibilità di gestire anche beni culturali appartenenti a soggetti terzi, mettendo competenze e capacità organizzative al servizio di altri territori. Nel presentare la quotazione, Borromeo aveva sottolineato la volontà di proseguire lungo una strada che unisse patrimonio e sviluppo economico: “Continueremo a valorizzare luoghi straordinari generando valore per i territori, sviluppo, occupazione e nuove collaborazioni locali e trasformando il patrimonio culturale in un autentico motore di crescita”. La strategia guardava quindi oltre i confini delle proprietà storiche, con l’ambizione di costruire un modello replicabile anche in altri luoghi d’Italia e d’Europa.
La visione imprenditoriale e il legame con il territorio
Il Lago Maggiore era rimasto il fulcro della visione di Vitaliano Borromeo Arese. Il suo progetto puntava a valorizzare un patrimonio artistico e naturale unico, creando nuove opportunità per le comunità locali e rafforzando l’offerta turistica attraverso investimenti, restauri e servizi. La sfida era mantenere intatta l’identità dei luoghi, rendendoli al tempo stesso sostenibili e capaci di generare risorse per la loro conservazione. Un equilibrio tra memoria e innovazione che aveva guidato il suo impegno negli ultimi anni e che ha trovato nella crescita di Terre Borromeo e nella nascita di Kaleon la sua espressione più concreta. Il suo percorso imprenditoriale racconta così una concezione del patrimonio familiare non soltanto come eredità da custodire, ma come responsabilità verso il futuro: preservare la storia, aprirla al pubblico e trasformarla in una risorsa per il territorio.
