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Attualità

Addio Borromeo Arese, il principe imprenditore del lago Maggiore

Erede di una delle casate storiche d’Italia: dalle isole Borromee alla quotazione della società Kaleon

Vitaliano Borromeo Arese

Ci sono nobili che sono tali non soltanto per i titoli araldici ma per lo stile, l’eleganza, la discrezione che accompagna la loro esistenza. Così è stato Vitaliano Borromeo Arese che all’eta di sessantasei anni, un tempo ancora pieno di progetti e di speranze, ha concluso la sua esistenza, lasciando nella nebbia di un autunno improvviso la moglie Marina Munafò i due figli, Giberto e Ludovico.

Di certo Vitaliano Borromeo Arese non ha mai fatto parte di quella compagnia di ricchi signori che esibiscono patrimoni senza limiti con una volgarità estranea al censo e alla tradizione di famiglia. I Borromeo sono una casata che ha segnato la storia milanese e lombarda a partire dal XVI secolo, dall’arcivescovo di Milano e cardinale san Carlo in poi. Vitaliano è stato l’11° capo del ramo primogenito.

Oltre allo spessore culturale, è stato proprietario, attraverso Kaleon Spa (la società che gestisce le Terre Borromeo e che ha avviato il percorso di quotazione), di cinque siti museali: il palazzo e i giardini di Isola Bella e Isola Madre, il Parco Pallavicino, il castello della Rocca di Angera e i Castelli di

Cannero. La Rocca di Angera ha ospitato, nel 2004, il matrimonio di John Elkann con Lavinia Borromeo, figlia di Carlo Borromeo Arese (fratello di Giberto e quindi zio di Vitaliano), da cui deriva la parentela tra gli Agnelli e i Borromeo.

Oltre al maniero di Angera si contano i Castelli di Cannero e i 500 ettari boschivi del Mottarone, ma il principe è stato impegnato nel mondo della finanza e nell’imprenditoria come amministratore delegato della So.ge.par, attiva nella produzione di acciai con un fatturato di 560 milioni di euro, fino al 2008 quando il gruppo olandese Outokumpu rilevò la proprietà versando in contanti la cifra di 215 milioni, aggiungendone 120 a copertura dei debiti.

Il denaro venne investito nella creazione della G.B.par, le iniziali sono quelle di Gilberto e Bona (Orlando), i genitori del principe e dal padre ha ereditato un lungo elenco di titoli nobiliari, principe di Angera, conte di Arona, conte delle Dogagne di San Maurizio, conte di San Martino, conte di Maccagno Imperiale, signore di Omegna, Vigezzo, Vergante, Agrate, Palestro e Cannobio, signore di

Camairago, Guardasone e Laveno, consignore della Pieve di Seveso, patrizio milanese e grande di Spagna di prima classe ma tutto ciò non lo ha mai portato ad una vita pubblica salottiera e superficiale, semmai ad un maggior impegno nel nome del casato, andando oltre i confini lombardi e italiani, entrando anche nel board di Investindustrial Industral Advisor, gruppo londinese.

A Vitaliano si deve il rilancio del lago Maggiore, divenuto un territorio di grande qualità turistica, metà di eventi che hanno radunato le grandi firme della moda (Louis Vuitton) e del capitalismo, insieme, ovviamente, al mondo finanziario. L’improvvisa scomparsa del principe rientra nel suo comportamento di margine rispetto alla folla sempre più volgare che occupa i rotocalchi e i pettegolezzi di corte. Di certo il casato ha ricevuto, dall’opera di Giberto prima e di Vitaliano dopo, in questo ultimo ventennio, un riconoscimento netto, nel mondo della cultura, del turismo e della finanza.

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