Il 17 ottobre sta segnando un prima e un dopo nelle piazze italiane. Quanto accaduto nel weekend appena trascorso è qualcosa di nuovo, perché non ci sono state sigle o gruppi organizzati a creare disordini, ma singoli radunati tramite i social che si sono mossi senza criterio. Una massa informe e fluida che minaccia nuove violenze, a cui si stanno unendo i gruppi islamisti: non erano previsti e non erano nemmeno presenti ufficialmente nei giorni scorsi nei disordini di Milano e delle altre città, ma ora si stanno organizzando per esserci e per portare in quelle piazze anche le loro rivendicazioni. Va in questa direzione l’appello per il 30 ottobre, data «X» per le manifestazioni, annunciata da tempo dalle sigle sindacali di base a cui ora si sono uniti i movimenti post 17 ottobre e le stesse sigle islamiste. «Il 30 ottobre blocchiamo tutto per la Palestina verso l’embargo popolare», si legge in un comunicato rilanciato dai Giovani Palestinesi, che però stanno partecipando attivamente a quello che si potrebbe definire come un nuovo “soccorso rosso” con sfumatura islamica. Dai loro canali, infatti, hanno reso nota l’attivazione del cosiddetto «hub legale», creato a partire da un indirizzo email al quale chi è stato fermato negli scontri di sabato e domenica può rivolgersi per chiedere l’aiuto di «avvocati».
Nel manifesto si parla al plurale, pertanto è logico supporre che esista un vero team legale che si è messo a disposizione.
L’iniziativa è pubblicizzata anche dalle pagine pro Pal, che nelle scorse ore hanno gridato alla profilazione razziale per i controlli eseguiti nelle piazze più calde. Ciò che è interessante notare dell’indirizzo che viene fornito ai rivoltosi fermati per avere assistenza è che la piattaforma utilizzata è «Proton», che offre un servizio con crittografia end-to-end e zero-access, il che significa che nemmeno Proton può leggere i messaggi degli utenti. Gli islamici si stanno riversando in questa nuova ondata di violenze di piazza andando ad accrescere la pericolosità, già elevata per la presenza massiccia e predominante dei «maranza», presenti nelle piazze per la Palestina dall’inizio dei disordini tre anni fa.
«Non chiamatela violenza», dicono ora le seconde generazioni, dopo aver devastato le città. La saldatura tra gli estremi si fa sempre più evidente e solida.
