“Free Youssef”. Gli hacker russi hanno perfino preparato un meme per sostenere la liberazione dell’ideatore del “Movimento 17 ottobre”. È la prova provata del sodalizio tra i due gruppi: quello della piazza e quello dei filorussi di NoName057. L’immagine sta girando nelle chat che in queste ore, dopo la manifestazione di sabato scorso, sono particolarmente accese. Youssefof lo chiamato, cercando di dare un tono moscovita al nome.Inutile dire che ognuno abbia interessi diversi, nessuno di questi lotta contro il carovita. In ballo ci sono causa palestinese, guerra in Ucraina, campagne anti occidente.“Quando il male alza la testa, deve essere abbattuto” scrivono i pirati della rete filo Cremlino. E minacciano senza tanti giri di parole: “La procura italiana sta cercando prove del coinvolgimento del nostro progetto nell’organizzazione delle proteste e ci sta bloccando i canali. Saremo spietati, più cercheranno di ostacolarci più li attaccheremo”.


In rete circolano le foto e le schede personali dei potenziali bersagli da colpire a livello informatico: il ministro degli Esteri Antonio Tajani (che a fine luglio 2025 Mosca ha inserito con il presidente Mattarella e il ministro Crosetto nella lista di russofobi), il capo procuratore Francesco Lo Voi e Ivano Gabrielli, direttore del servizio Polizia Postale e per la Sicurezza cibernetica della Polizia di Stato. E concludono: “Non chiamateci più solo hacker, siamo combattenti”.
