Io odio lo sport in generale (e qui uno potrebbe dire chi se ne frega), a parte seguire Jannik Sinner che non sta giocando più e al quale dovrei chiedere un risarcimento per i mesi di abbonamento sprecati a Sky Sport, e anche dal punto di vista salutistico mi piace citare sempre Winston Churchill (o una frase attribuita a lui), quando gli chiesero come avesse fatto a invecchiare restando così in salute, rispose “No sport”. Comunque sia un’ altra cosa che non sopporto è lo yoga e non ho mai pensato fosse uno sport, infatti non lo era, mi ha sempre dato particolarmente sui nervi, tutte quelle persone nella posizione del cane a testa in giù, del gatto, del cobra, della mucca, del cammello, del piccione, dell’aquila, del pesce, dell’albero, del bambino felice (esiste davvero, sembra un neonato mentre gli cambiano il pannolino), anche perché me li ritrovo nei feed di Instagram e su Youtube e pure miei amici (amiche, in generale, non è sessismo, è statistica, almeno la mia, mai trovato un uomo che faccia yoga, o forse sì ma sono fuori dalle mie amicizie) che lo fanno e anche la mia compagna seguendo una che fa yoga davanti alla tv. Comunque sia io sono liberale, ognuno faccia quello che vuole, sono persone adulte che invece di stare normalmente sedute si contorcono per trovare la pace interiore (una volta mi hanno fatto provare, “libera la mente”, e mi stava venendo un attacco di panico).
Ve ne parlo perché proprio ieri è uscito un reportage dal Guardian (me lo sono letto stanotte, tanto non riesco più a dormire, mi servirebbe il medico di Michael Jackson), sul fatto che in India vogliono portare lo yoga alle Olimpiadi. Anzi, hanno già organizzato i primi campionati mondiali di Yogasana, disputati lo scorso giugno ad Ahmedabad: 522 concorrenti di 79 paesi, cinque giorni di gare, duemila spettatori, giudici, classifiche, medaglie, un regolamento di 269 pagine e perfino i controlli antidoping. Non sto scherzando: duecentosessantanove pagine per spiegare come stare fermi nella posizione del cobra senza barare. Sessanta secondi. Io riesco a mantenere quella del divano anche per dodici ore e non mi hanno mai dato una medaglia.
In ogni caso mi sono messo a immaginare la telecronaca di una finale olimpica di yoga, tipo: “Signore e signori, incredibile, il campione indiano è nella posizione del cane da quarantacinque secondi, il cinese risponde con quella del cobra, attenzione, attenzione, il francese sta passando dalla mucca al cammello, il giapponese è un albero, l’italiano è ancora un bambino felice, il tedesco ha perso l’equilibrio mentre faceva il piccione, clamoroso, è caduto dal ramo!”. Che potrebbe succedere poi? Che l’arbitro fischia un fallo, uno ha respirato troppo velocemente, un altro ha avuto un pensiero negativo, un altro ancora viene squalificato perché è risultato positivo alla camomilla, e tutto questo mentre il pubblico, per non disturbare la concentrazione degli atleti, applaude interiormente.
Altro dettaglio curioso che apprendo dal Guardian: lo yoga dovrebbe insegnare a liberarsi dall’ego (come dicono a Roma ciao core) e dal desiderio di primeggiare e dall’approvazione degli altri, in sostanza a non essere più umani e avvicinarsi al vegetale (perché non ho visto mai un cane stare nella posizione del cane), e quindi hanno pensato bene di organizzare una competizione mondiale per stabilire chi è più bravo a non voler essere migliore degli altri e al contempo a vincere, perfetto. Infatti alcuni maestri di yoga sono furibondi, come racconta il Guardian, e sostengono che sia una follia assegnare punti alla spiritualità (tecnicamente i punti li assegnano alle posture, il paradosso resta). Gli organizzatori rispondono che la competizione serve a migliorare se stessi (a parte che anche il “se stesso” non ho mai capito cosa sia, come quelli che ritrovano se stessi in India e tornano più se stessi facendo la stessa vita di prima, mah, tant’è che perfino trasferito nello yoga il modo migliore per migliorare se stessi resta appunto dimostrare che tutti gli altri sono peggiori, salire sul podio e pubblicare la fotografia con la medaglia d’oro su Instagram).
Ma c’è di più. In India le federazioni di yoga litigano perfino nei tribunali per stabilire chi debba rappresentare ufficialmente lo yoga agonistico, tutto un casino che non sto a dirvi, una federazione contro l’altra, ricorsi, giudici, riconoscimenti annullati, una dirigente che ha ammesso che tra le organizzazioni c’è troppo ego, sebbene yoga significhi unione, bellissimo, tutta gente che dovrebbe aver raggiunto l’armonia universale e non riesce neppure a mettersi d’accordo su chi comanda.
Peraltro gli organizzatori pensano già alle Olimpiadi del 2032, in prospettiva perfino a quelle del 2036, che l’India vorrebbe ospitare, per esempio una finale dei cento metri di illuminazione spirituale in cui vince chi raggiunge per primo il Nirvana, un ossimorico campionato mondiale di umiltà, dove il vincitore sale sul podio e grida “Sono il più umile del mondo, voi non siete nessuno!”. O quello di respirazione consapevole, dove la gara termina quando uno smette di respirare del tutto (e finalmente raggiunge una forma di distacco definitivo, questo lo guarderei anche io).
Comunque sia, io continuo a preferire la posizione del divano, che secondo me è molto popolare, e consiglio sempre a tutti di stare sul divano più possibile e di dormire sempre sul divano siccome, ricordatevi, c’è il letto di morte ma nessuno ha mai parlato di divano di morte, con il “No sport” di Winston Churchill più la mia teoria del divano sono convinto si possa diventare immortali. Quanto al diventare voi stessi dipende da cosa pensate, da cosa leggete, da cosa studiate, poi fate come volete, chi preferisce stare nella posizione del cane lo faccia, a me sembra restino uguali a prima, oppure perfino peggio, perché dopo ne parlano e te ne parlano. Almeno abbaino, sarebbero più sopportabili sebbene sempre umani e non so se più intelligenti dei cani, visto che non ho mai visto nessun cane, e ne ho e ho avuti tanti, stare nella posizione del cane, anzi quando guardano la mia compagna che fa yoga la fissano come se fosse scema.