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Attualità

Il terrestre più vecchio? Jonathan, ha 194 anni

La tartaruga gigante studiata dagli scienziati per capire il segreto della longevità

Ai raggi X Studiate 287 varianti dei geni di Jonathan

È nata quando ancora le case erano illuminate dalla candele, si viaggiava a cavallo in un’Italia divisa in regni e ducati mentre Darwin aveva 23 anni ed era in viaggio sul Beagle intorno al mondo. Ha camminato con tutta la sua lentezza per quasi due secoli di storia. Ora è un po’ cieca, ma ancora viva. Si chiama Jonathan ha 194 anni ed è l’animale terrestre più longevo al mondo. La tartaruga gigante delle Seychelles, appartenente alla specie Aldabrachelys gigantea è nata nel 1832. Nel 1882, quando aveva 50 anni, Jonathan è stata portata sull’isola di Sant’Elena, un territorio britannico nell’Oceano Atlantico, dove vive ancora oggi, nei giardini della residenza del governatore. Ma come ha fatto a vivere così a lungo? Per capire il suo segreto un gruppo di ricercatori dell’organizzazione statunitense Kallel, specializzata in studi sulla longevità ha realizzato uno studio sul suo DNa pubblicato lo scorso 7 ottobre sulla rivista Science Advances. Risultato? Jonathan non solo ha buoni geni, ma quelli che ha non si deteriorano. Grazie all’analisi ottenuta da un campione di saliva, gli studiosi hanno individuato 287 varianti genetiche uniche. «Questi geni - sottolinea Stephen Clark, fondatore di Kallel - controllano processi fondamentali dell’organismo, tra cui la riparazione dei danni al Dna, la riduzione dell’infiammazione, la regolazione dell’insulina e la soppressione dei tumori». I ricercatori hanno confrontato l’epigenoma (gli interruttori “on/off” dei suoi geni) della tartaruga con quello di altri 4 esemplari della stessa specie e si sono accorti che erano molto simili a quelli degli animali più giovani. «In pratica - aggiunge Justin Gerlach del Peterhouse College dell’Università di Cambridge, che ha partecipato allo studio - i regolatori genici coinvolti nella produzione di energia e nella riparazione del Dna sono rimasti incredibilmente stabili in Jonathan nell’arco di quasi due secoli, mentre di norma cambiano nel tempo, contribuendo al processo di invecchiamento». Ora si tratta di capire come questa scoperta può aiutare anche gli esseri umani per aiutarci a vivere più a lungo.