Ogni piazza un’arma. E spaventa l’asse tra delinquenti italiani, islamisti e criminali collegati con l’estero. A Roma la falce; a Firenze la roncola; a Bari l’arpione.
A Milano i delinquenti hanno scelto le lame. A Padova le forbici. A Genova il martello, ma non c’entrano l’olimpica Silvia né Ilaria Salis. Le milizie, ragazzini secondo la sinistra e farabutti per il resto del mondo, hanno scelto il simbolo con cui tornare a distruggere e attaccare polizia e carabinieri già da questo sabato, dalle tre del pomeriggio. Sarà così ogni fine settimana, presumiamo fino a quando non morirà qualcuno. Su Telegram il “Movimento 17 ottobre” sta organizzando gli assalti e ha associato a ogni città un oggetto con cui colpire. Le intenzioni sono chiare. A Milano la «mobilitazione permanente contro il governo dei padroni» sarà ancora in piazza Duomo; a Roma al Circo Massimo; a Firenze in piazza Santa Maria Novella; a Padova in piazza Mazzini, a Bologna (il simbolo è un attizzatoio) in piazza Nettuno. La roncola, a Genova, verrà brandita in piazza De Ferrari. Nella chat c’è chi, come stemma della rivolta, propone una copertina di Aurora, foglio delle Brigate Rosse.
“Anonymous user” suggerisce a un utente col nome scritto in arabo: «Occhio alla foto profilo con la tua faccia». L’arabo risponde: «È modificata con l’intelligenza artificiale, tranquillo».
Viene diffusa la «guida alla resistenza in piazza». Alla voce «precauzioni generiche» c’è scritto: «Puoi finire in guai giudiziari se vieni riconosciuto in foto o video mentre compi azioni illegali. Ricordati che particolari del tuo abbigliamento o aspetto possono contribuire all’identificazione».
Questo sabato sarà il primo banco di prova dopo gli assalti, i saccheggi e i danneggiamenti dello scorso fine settimana. E la guerriglia si prepara a diventare un appuntamento fisso. La nuova galassia della protesta ha cambiato metodo e abbandonato le tradizionali strutture. Ha scelto social, chat e convocazioni spontanee. Le piazze non sono solo quelle annunciate: «Autorganizziamoci per quelle non chiamate qui». A preoccupare sono soprattutto i messaggi che circolano nelle chat: «Siamo tutti d’accordo per FL e Snipes?», si legge in una conversazione riferita agli studenti di Bologna.
FL è l’abbreviazione di Foot Locker, la catena di abbigliamento sportiva già colpita dai saccheggiatori a Milano. Snipes è un altro marchio popolare tra i ragazzi.
Nelle conversazioni è stato lanciato un sondaggio per scegliere i negozi da prendere d’assalto: tra le opzioni Apple, Louis Vuitton e Nike. «Il 24 e 30 ottobre guerra», è un altro dei messaggi scritti nelle chat bolognesi. Sul profilo del Movimento 17 ottobre è comparso un manifesto con una scena di disordini sullo sfondo e una scritta inequivocabile: «Gli unici stranieri, fasci e sbirri nei quartieri». Anche il simbolo usato dal movimento lascia intendere quali possano essere gli intenti: una lettera stilizzata che richiama la “A“ di anarchia. C’è poi il fronte internazionale. Sui social vengono rilanciate immagini e video delle manifestazioni francesi e tedesche, presentate come esempi di mobilitazione. È uno degli elementi che caratterizzano questa stagione di contestazione. A Roma la protesta si sposta nelle scuole. L’istituto superiore Leopoldo Pirelli è stato occupato: sa una finestra è stato esposto uno striscione con la scritta «Pirelli occupato - I mostri del Pirelli». Alcuni studenti si sono affacciati con delle maschere. Nella Capitale gli istituti occupati sono già una decina. A Trento 4 minorenni e un maggiorenne sono stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale e porto di materiale infiammabile: si sono infiltrati in uno sciopero.
Il 23 ottobre è prevista un’assemblea pubblica dal titolo «Dopo il 16 costruiamo il nostro futuro», con l’obiettivo di discutere le prossime iniziative e favorire il coordinamento tra le diverse realtà della protesta. «Continuiamo a bloccare le scuole», è uno degli slogan che accompagnano la mobilitazione. Il secondo appuntamento, quello che desta ancora più preoccupazione, è quello del 30 ottobre, quando la protesta sociale si incrocerà con la mobilitazione nazionale per la Palestina. I Giovani Palestinesi d’Italia, attraverso un comunicato pubblicato l’11 ottobre e rilanciato sui social insieme ad altre realtà, hanno annunciato uno sciopero generale con lo slogan «Il 30 ottobre blocchiamo tutto per la Palestina, verso l’embargo popolare». Un appello per riportare nelle strade le mobilitazioni pro Pal e che crea un terreno di convergenza con le altre proteste già annunciate per quella data. E proprio questa saldatura tra rivendicazioni differenti rappresenta uno degli aspetti più delicati per la gestione dell’ordine pubblico.
Delinquenti con e senza kefiah sono pronti a colpire.
