All’indomani della devastazione del centro, con vetrine sfondate, petardi e fumogeni per le strade, negozi saccheggiati, pensiline devastate, cestoni rovesciati, che porta con sè un bilancio di quasi 350 ragazzi fermati e 24 agenti feriti nel week end, Milano rialza la testa. La locomotiva d’Italia è stata colpita nel suo cuore produttivo, ma anche nella sua immagine internazionale. Ed è proprio il mondo del commercio e dell’accoglienza, il più danneggiato, ad alzare un grido di dolore, ma allo stesso tempo a dire «no». «Colpire l’immagine di Milano significa compromettere la fiducia nella città, con conseguenze che ricadono anche su attività e persone che non sono state direttamente coinvolte nelle devastazioni - osserva Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera -. Milano vive di apertura, incontri e scambi: compromettere la sua capacità di accogliere persone, imprese e visitatori significa indebolire le opportunità che la città offre».
Serpeggiano la paura e la tensione all’ombra della Madonnina. I negozi mostrano le cicatrici della due giorni di scontri e saccheggi: vetrine spaccate, entrate sbarrate con muri di legno improvvisati, saracinesche abbassate. Qualcuno ha deciso di non aprire tra via Torino e corso Vittorio Emanuele, mentre Monte Napoloene si è barricata dietro le saracinesche.
Il presidente di ConfCommercio Carlo Sangalli esprime il moto di orgoglio del suo mondo: «Milano non si piega al vandalismo diffuso che nulla c’entra col sacrosanto diritto a manifestare». Come Confcommercio, annuncia «ci stiamo attivando perchè le imprese che hanno subito danni siano risarcite e tornino al più presto alla normalità. Le attività di vicinato, piccole e grandi, non svolgono solo un ruolo economico ma sono essenziali per la vivibilità e la sicurezza delle città». I danni agli esercizi commerciali hanno raggiunto la cifra monstre di 1 milione di euro.
«Ancora una volta Milano si sta rimboccando le maniche e, anche se ferita, si è rimessa al lavoro» commenta il sindaco Beppe Sala, che con il presidente Sangalli ha fatto visita ad alcuni negozi. «In tutti i lavoratori che oggi sono tornati ad aprire le serrande ho visto la volontà di non cedere alla paura, all’odio e alla violenza». Peccato che qualche ora più tardi la sua maggioranza abbia bocciato la mozione urgente presentata da FdI in consiglio comunale che chiedeva la costituzione del Comune parte civile. «Chi rompe una vetrina colpisce il lavoro di qualcuno che dietro quel vetro ha investito i risparmi di una famiglia, un’attività costruita giorno dopo giorno e la speranza di poter continuare a lavorare e garantire uno stipendio ai dipendenti» la riflessione di Marco Accornero, Segretario generale di Unione Artigiani Milano e Monza-Brianza.
Forse Milano per un po’ non sarà the place to be.
