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Attualità

La piazza senza volto diventa imprevedibile

Non è più un conflitto “tradizionale” come a Torino: il movimento è un contenitore vuoto che attira chiunque punti sulla rabbia

Il magma [TESTO]Chi segue i gruppi in piazza descrive una mutazione: c'è il mondo pro Pal organizzato[/TESTO], ma non solo

Una volta la piazza era semplice. C’erano quelli col passamontagna, quelli con lo striscione e quelli con il comunicato già pronto. Si sapeva chi, si sapeva dove, e quasi si sapeva a che ora. A Torino ieri è andata ancora così: Askatasuna, Osa, anarchici. Gli uomini in divisa la chiamano manifestazione «normale», con il tono di chi parla di un vecchio parente brontolone ma prevedibile. A Milano no. A Milano la piazza ha cambiato pelle. Domenica scorsa, vetrine. Sabato, appuntamento in tre piazzette dietro il Piccolo Teatro e poi tutti al Castello. Mancava solo il lancio online, ma chi doveva farlo era stato arrestato. Ieri davanti a Cadorna, sono dieci. Dieci. Più che un corteo, una riunione di condominio. Ma il condominio, attenzione, è combattivo.

Chi segue questi gruppi descrive una mutazione. Non è solo il mondo pro Pal organizzato. Sono giovani palestinesi e simpatizzanti che hanno visto passare un treno, la rabbia dei sabati arrivata dalla Francia, e ci sono saliti senza biglietto. Non l’hanno costruito, l’hanno trovato in corsa. È l’arte antica di cavalcare.

Se somigliano a qualcuno, quel qualcuno sono i No vax. Hanno lo stesso puntiglio e la stessa ossessione per tre argomenti in loop. Soprattutto hanno la stessa fede nella conversione. In piazza si avvicinano ai poliziotti e non li insultano, li evangelizzano. «Vieni con noi». Non li schiodi. Testimoni di Geova con la kefiah.

Prendete Nicoletta. Venticinque anni, lucana, vive a Monza, diploma «a pieni voti», lavoretti part-time. Segue il Movimento 17 ottobre sui social ma non lo rappresenta, ci tiene a dirlo. Nessuno rappresenta nessuno. E in un solo fiato ci mette il caro vita, la carta igienica che manca a scuola, la censura, il riarmo, Gaza, il Nepal, l’Argentina e l’Inghilterra. Manca solo il meteo. «La libertà del popolo palestinese è la libertà del popolo italiano». Le vetrine? «Condanno la violenza». Pausa tecnica. Poi però i ragazzini sono «marginalizzati, razzializzati dal governo». E arriva il colpo di teatro: «Vogliamo fare la morale su due vetrine?». No, figuriamoci. Le hanno anche scritto insulti online, e potrebbe denunciarli alla Postale. Lo Stato oppressore, all’occorrenza, ha anche lui le sue comodità.

Il frullatore è questo: ogni disagio vero ci finisce dentro e ne esce come un unico frappè al gusto Palestina. E qui arriva la parte meno divertente. Un movimento senza testa, senza sigle e senza leader è un contenitore vuoto che attira chi ha qualcosa da metterci dentro. In questi giorni chi lavora sull’ordine pubblico guarda soprattutto alla sinistra estrema. Quella vera, organizzata, con decenni di piazza alle spalle, potrebbe trovare irresistibile un esercito di ventenni arrabbiati e senza bandiera. A quel punto la bandiera gliela porterebbe lei. Il rischio politico è tutto lì: che qualcuno di molto meno ingenuo di Nicoletta decida di prendersi il carro.

La Digos intanto conta. Sabato è andato tutto benissimo, ma è costato uno sforzo enorme in uomini, mezzi e spostamenti. Tre persone arrestate, 41 denunciate; 167 le persone accompagnate e fermate di cui 56 minorenni e 43 stranieri; 2.885 le persone identificate. E si andrà avanti così, un sabato dopo l’altro, almeno fino a Natale. Buone feste.