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Attualità

Le vie del lusso deserte Milano (ferita) si blinda

Vetrine vuote e controlli a tappeto sui giovani. Si temono nuove proteste

Il negozio chiuso di Prada a Milano, 19 ottobre 2026. Serrande abbassate e commercianti in allerta nel quadrilatero della moda a Milano, dove cresce la preoccupazione per possibili nuovi disordini dopo le devastazioni del fine settimana. ANSA/MATTEO CORNER

Milano il giorno dopo le violenze ha paura e il centro si blinda. I social chiamano la piazza per un nuovo appuntamento in Duomo e la tensione resta altissima. Anche perché permane il dubbio su quale potrebbe essere l’ultimo obiettivo degli assalti: il supermercato o il negozio di abbigliamento, la profumeria o il ristorante. Per questo domenica in centro c’erano camionette a presidio dei luoghi «sensibili», decine di poliziotti in tenuta antisommossa e moltissimi locali chiusi, non solo per riparare i danni del week-end di guerriglia, ma per precauzione. Si controlla a tappeto: ai gruppi di ragazzi sui marciapiedi viene quasi sempre chiesto di esibire i documenti. In serata, quando il centro si riempie di giovanissimi, i camerieri spostano tavoli e sedie dei dehors. Montenapoleone, e le altre vie del Quadrilatero della moda, sono deserte. I negozi aperti, ma le saracinesche abbassate. Turisti non ce ne sono. Arriva per una breve visita anche il ministro dei trasporti Matteo Salvini: «Sono venuto solo a portare solidarietà a carabinieri e poliziotti feriti», le sue poche parole.

Gli scontri richiamano anche chi le violenze le condanna formalmente, ma vuole sfruttare l’attenzione dei media. I due diciottenni di un istituto superiore milanese, per esempio, che si presentano con una calza sul viso con il volto del rapper Kanye West. Subito vengono circondati dalle videocamere. Ma sui motivi della rabbia non danno risposte, solo parole che spiazzano: «Siamo mascherati per attirare l’attenzione, per essere notati su Internet. Volevamo semplicemente comparire su Tik Tok e vedere la rivoluzione». Eppure, e qui si fanno seri, «i problemi nelle scuole sono reali, l’istituto che frequento io cade a pezzi, non funzionano i termosifoni e tanto altro». Una ragazza che lavora in un ristorante a pochi passi da piazza San Babila commenta: «È un dispiacere. Abbiamo avuto tantissime disdette, li capisco anche se non mi piace quello che sta succedendo, ne va del turismo. Sono stati distrutti piccoli negozi che erano stati aperti da gente che ha sacrificato una vita intera per la propria attività, ma per i ragazzi è un modo per farsi sentire». È spaventato anche il direttore di un locale del centro che si ritiene «fortunato» perché non ha la vetrina di fronte alla strada. «Un conto è protestare, un altro è distruggere. Chi è venuto qui a spaccare tutto voleva soltanto portare via più roba possibile».