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Attualità

Maranza, anarchici e ultrà: buon sabato

Gli antagonisti rinunciano al loro corteo per mimetizzarsi in piazza Duomo. “Tutto dipende da quante famiglie terranno a casa i figli”. Militari anche davanti agli atenei privati

Divise Ieri in Prefettura il Comitato per l'ordine e la sicurezza a cui ha partecipato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi con i vertici delle forze di polizia e delle forze armate

Le manifestazioni si annunciano, si lanciano, si pubblicizzano per mesi. Poi, a volte, si annullano. Gli anarchici l’hanno fatto: il loro corteo, convocato da settimane per domani alle due e mezza in piazza Conciliazione, non ci sarà. Chi avesse tirato un sospiro di sollievo, però, può riprendere fiato con calma. Non hanno rinunciato alla piazza, hanno rinunciato alla loro. Siccome il Duomo è già occupato da un’altra manifestazione, quella del «Movimento 17 Ottobre», hanno spiegato che è meglio non frammentare le piazze. Tradotto: invece di sfilare da soli a due chilometri dal centro, si mescoleranno agli altri in Duomo. È una scelta di grande senso tattico, e quasi commovente nel suo spirito unitario. Per chi deve garantire l’ordine pubblico invece è la versione peggiore: un gruppo che sai riconoscere diventa un gruppo che devi cercare. Chi segue da vicino l’ordine pubblico la definisce senza giri di parole: una giornata «molto tesa». Il fattore più pericoloso però non è un gruppo, una sigla o un megafono. Sono i genitori. Tutto dipenderà da quanto le immagini dell’ultimo weekend, con i ragazzini fermati in centro e le notti in questura insieme naturalmente ai provvedimenti-lampo del governo, avranno fatto effetto sulle famiglie. Se a cena qualcuno ha detto «sabato tu resti a casa», le presenze caleranno. Se invece ha prevalso la scrollata di spalle, il conto sarà un altro. Per una volta la sicurezza di una città non si decide in prefettura ma a tavola, tra il secondo e la frutta.

Poi c’è chi in piazza ci va per mestiere. Gente vicina all’estrema destra ha fatto sapere che ci sarà, e secondo gli addetti ai lavori è proprio lei a rischiare più degli altri. Articolo 52, tornato in scena nei giorni scorsi, ha invece rinunciato al Duomo: in piazza non si farà vedere, ma non risulta che abbia rinunciato a esserci.

Sullo sfondo ci sono le chat. Quella dei no vax «dormienti» sarebbe dietro una parte del tam tam, ma senza un disegno preciso. Il movimento che negli anni della pandemia riempiva le piazze ha un limite: non riesce a gestire nulla e non ha un obiettivo. Ha però un talento, quello di salire su treni già in corsa. Adesso proverà a cavalcare la vicenda, a raccogliere la rabbia e a incanalarla. È il destino dei movimenti senza idee: vivono delle emozioni altrui. Mentre oggi alle 15, in questura, è atteso il comunicato con le «indicazioni tattiche» per le piazze di domani, la politica non resta a guardare, soprattutto con le elezioni all’orizzonte e con la sicurezza che sarà uno dei «campi» su cui si giocherà la partita per Milano. La risposta sarà proporzionata alla posta. La questura promette uno sforzo «immenso», molto superiore a quello dell’altra volta. Stavolta, se si rispetteranno le consegne ufficiali ci saranno quaranta «contingenti» di polizia, quaranta di carabinieri e venti della guardia di finanza seguendo la proporzione di un perfetto 4-4-2. E poi i militari, la novità della settimana, quelli del vertice con il ministro. Funzioneranno, garantiscono, a una condizione: se seguono le indicazioni e vengono piazzati nei punti giusti. Per esempio davanti alle università private del centro, Bocconi, Iulm, Cattolica e Ied, dove una divisa può trasmettere quel senso di sicurezza concreto che i comunicati stampa promettono da anni senza riuscirci.

Domani sera si faranno i conti: fermati, feriti, vetrine. Ma il numero che conterà davvero si saprà già alle tre del pomeriggio, guardando quanti saranno in piazza. Sarà il voto delle famiglie milanesi, e stavolta non lo rinvia nessuno.