È morto nella notte di sabato 17 ottobre don Guido Avi, il sacerdote più anziano dell’Arcidiocesi di Trento. Aveva 108 anni e si è spento nella sua casa natale di Vigalzano, frazione di Pergine Valsugana, dopo una vita dedicata al sacerdozio e alle comunità trentine. Ordinato nel 1942, attraversò oltre un secolo di storia, lasciando un segno nella vita religiosa e sociale del territorio. Durante la Seconda guerra mondiale, aiutò a mettere in salvo soldati ebrei, italiani e alleati in fuga dai tedeschi, rischiando la propria vita per soccorrerli.
Una vita dedicata al sacerdozio
Nato il 14 febbraio 1918 da Angelo Avi e Domenica Mattivi, don Guido fu ordinato sacerdote a Trento il 21 marzo 1942. La sua prima Messa risale invece al 5 aprile dello stesso anno. Il primo incarico lo portò a Noriglio, in Vallagarina, dove fu viceparroco fino al 1943. Si trasferì poi nella parrocchia di Santa Maria a Rovereto, dove rimase fino al 1947. Quell’anno arrivò a Trento, nel quartiere di Cristo Re, dove svolse il suo ministero per oltre vent’anni, accompagnando la crescita della comunità e contribuendo alla costruzione della chiesa parrocchiale. In seguito fu parroco ad Albiano, dal 1968 al 1975, e a Baselga del Bondone, dal 1976 al 1990. Nel 1983 si impegnò anche nella realizzazione della chiesetta di Kamaovrunt, nella Valle dei Mocheni. Nel 2007 venne nominato canonico onorario della Cattedrale di San Vigilio. Dopo aver risieduto a Trento fino al 2011, tornò nella sua casa natale a Vigalzano, mantenendo un legame profondo con le comunità che aveva accompagnato nel corso del suo ministero.
Il prete che mise in salvo ebrei e militari durante la guerra
Tra gli episodi più significativi della sua vita c’è il coraggio dimostrato durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1943, quando era viceparroco a Noriglio, in Vallagarina, don Guido Avi diede rifugio a un gruppo di militari in fuga dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre. Tra le persone che contribuì a mettere in salvo c’erano anche soldati ebrei, oltre a militari italiani e alleati. Un gesto che avrebbe potuto costargli la vita, perché le autorità tedesche minacciavano la pena di morte per chiunque avesse dato rifugio ai soldati ricercati. Secondo una testimonianza del 1945 dell’ex podestà di Rovereto, Giorgio Sartori, riportata dal quotidiano Trentino, il sacerdote tenne nascosti i militari per diversi giorni, prestò soccorso a quelli rimasti feriti durante la fuga e si occupò del loro sostentamento. Li aiutò poi a proseguire il viaggio, procurando loro cibo, abiti civili, denaro e carte topografiche per raggiungere un luogo sicuro. Nel 1945 don Avi aiutò anche un soldato tedesco che aveva deciso di disertare, accompagnandolo fino alla propria casa natale di Vigalzano e riuscendo a superare i posti di blocco tra Folgaria e la Valsugana. Due episodi che testimoniano il coraggio di un sacerdote disposto a mettere a rischio la propria incolumità pur di salvare persone in pericolo, senza distinzione di nazionalità.
La nascita di “don Torta”
Il soprannome con cui don Guido era conosciuto in Trentino nacque durante gli anni trascorsi a Cristo Re. Nel secondo dopoguerra, il quartiere aveva bisogno di una chiesa, ma raccogliere i fondi necessari non era semplice. Il sacerdote coinvolse allora i fedeli in iniziative di autofinanziamento, tra lotterie e vendita di dolci preparati dalle parrocchiane. Il suo appello divenne celebre: “Datemi una torta e vi farò una chiesa”. Grazie alla partecipazione della comunità, l’edificio venne aperto al culto il giorno di Natale del 1952, quando i lavori erano ormai quasi ultimati. Da quella promessa mantenuta nacque il nomignolo di “don Torta”, rimasto legato alla sua figura per tutta la vita. Lui, tuttavia, non amava attribuirsi tutti i meriti dell’impresa e sottolineava il contributo dei parrocchiani, delle famiglie e delle persone che avevano sostenuto il progetto.
Una vita di solidarietà e impegno per la comunità
La solidarietà accompagnò don Avi anche negli anni successivi. Nel 2018, in occasione del suo centenario, il ricavato di una delle sue pubblicazioni autobiografiche contribuì a sostenere iniziative benefiche legate alla ricostruzione dopo il terremoto che aveva colpito il Centro Italia nel 2016. La sua attività editoriale divenne così un ulteriore strumento per aiutare chi si trovava in difficoltà. Nel maggio 2025, a 107 anni, ricevette una targa dal Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige per la sua testimonianza di fede e di impegno concreto a favore degli altri. Il riconoscimento celebrava una vita trascorsa tra attività pastorale, attenzione ai più fragili e partecipazione alla vita delle comunità. Il suo percorso è stato ricordato anche per la capacità di mantenere, nonostante l’età, un rapporto diretto con i fedeli e con le persone che continuavano a fargli visita nella sua casa di Vigalzano.
L’ultimo compleanno con i bambini
Lo scorso 14 febbraio, per i suoi 108 anni, il paese di Vigalzano gli aveva dedicato una festa speciale. Accanto al sacerdote c’erano anche i bambini nati nel 2018, esattamente un secolo dopo di lui. L’incontro si era svolto nella sede dell’associazione I Zentili, in concomitanza con i festeggiamenti di Carnevale, e non era mancata una torta, omaggio al soprannome che lo aveva accompagnato per decenni. Il funerale sarà celebrato lunedì 19 ottobre alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di Pergine Valsugana. Al termine della cerimonia, la salma sarà tumulata nel cimitero di Madrano.
