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Attualità

Negozi, nasce la “rete” anti maranza

I commercianti del centro e del Quadrilatero si avviseranno a vicenda in caso di pericolo con una chat di allarme

The Levi's and Under Amour stores on Via Orefici, near Cordusio, also in the Piazza Duomo area, were looted during the tensions in central Milan, where protesters continued to damage shop windows and stores, Milan, 18 October 2026. ANSA/PAOLO SALMOIRAGO

Non ci stanno a farsi dettare l’agenda dal popolo dei devastatori, quello delle centinaia di ragazzini, perchè l’80 per cento dei delinquenti fermati domenica era minorenne (271 sono stati portati in Questura in due giorni, 32 gli arresti) - che hanno distrutto vetrine, saccheggiato negozi e messo a ferro a fuoco la città.

I negozianti hanno deciso di alzare la testa, di reagire. Sullo sfondo le razzie dello scorso weeek end, all’orizzonte l’appuntamento che il Movimento 17 ottobre: scendere in piazza tutti i sabati. Un appuntamento così si era visto solo al tempo dei «No vax» con il centoro ostaggio dei manifestanti fino a trada sera.

Ecco quindi che ci si prepara e scatta «l’alert interno». Nelle chat di via dei commercianti, infatti, l’accordo è di avvisare quando ci sono gruppetti di vandali e facinorosi che si avvicinano, in tempo per consentire ai negozi di abbassare immediatamente le serrande a protezione delle vetrine, dei dipendenti e degli eventuali clienti all’interno. Un tam tam interno, silenzioso ma velocissimo, tra colleghi che non hanno nessuna intenzione di subire danni per le devastazioni e allo stesso tempo perdite enormi per i mancati introiti dovuti a una chiusura anticipata o totale.

«Le chiusure anticipate o totali non servano a nulla - spiega Gabriel Meghnagi vicepresidente di ConfCommercio perchè poi chi vuole devastare o saccheggiare i negozi cambia orario e anticipa l’appuntamento. È un gioco alla rincorsa inutile. E poi noi non abbiamo paura e non ci lasciamo certamente dettare l’agenda da questi ragazzini. Non solo - continua Meghnagi chiudere i negozi sabato significa desertificare la città e dargliela vita, ma noi non vogliamo assolutamente questo. Non si era svuotato il centro nemmeno con la pandemia...se non in alcuni momenti veramente critici, figuriamoci se si svuota per colpa di questo movimento...».

E se a Parigi, Cartier ha schierato una ventina di uomini della vigilanza privata a proteggere le proprie vetrine, qui a Milano i negozianti, compresi quelli del Quadrilatero, hanno deciso di non lasciarsi intimidire e tenere aperto per «non dargliela vinta». Tutti da via Monte Napoleone a corso Buenos Aires, da corso Vercelli a via Torino, da corso XXII marzo a corso Vittorio Emanuele al momento hanno deciso di rimanere aperti come in unn qualsiasi normale sabato. Salvo chiudere all’improvviso in caso di imminente pericolo. Niente vigilanza armata o guardie giurate a protezione: «Quel lavoro lo fanno benissimo le forze dell’ordine - osserva il vicepresidente di ConfCommercio - intendo dire che noi ci affideremo esclusivamente alle nostre forze dell’ordine che ci proteggono e che sempre lo hanno fatto. Saranno a presidiare il centro tutti i giorni, credo. Le guardie giurate offrono un servizio molto costoso ma altrettanto poco funzionale: cosa possono fare una o due guardie giurate? E poi noi non vogliamo militarizzare lo shopping».

P e r quanto riguarda invece il danno all’immagine e all’attrattività internazionale della città, al momento sembra che non ci siano ricadute concrete, anche se il timore resta alto. «Disdette per i giorni a venire o le settimane a venire non ci sono state, ma ci sono stati turisti che hanno lasciato il soggiorno prima» racconta Maurizio Naro, presidente di Federalberghi Milano, Lodi e Monza e Brianza. «Qualcuno, soprattutto in centro, si è trovato bloccato all’interno degli alberghi: non hanno sicuramente vissuto una bella esperienza e purtroppo trasmetteranno questo loro pensiero ad amici e parenti» prevede Naro. Sul futuro auspica «che non ci siano ulteriori episodi, perché quello denoterebbe un trend pericoloso proprio in vista di quelle che possono essere le future decisioni di viaggio».

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