«Oh gosh»: la vicepresidente di Meta Maxime Williams esprime così il suo stupore. La sala della Biblioteca Braidense è in effetti gioia per gli occhi, solo che c’è chi questa meraviglia non la può vedere. Così come non può vedere i capolavori contenuti in tutta la Pinacoteca. È questo il perché del progetto «Sensing Art - Capolavori oltre lo sguardo», che mette a disposizione gli occhiali intelligenti per rendere l’arte più accessibile per ciechi e ipovedenti. Nasce da Meta, dal museo milanese e da EssilorLuxottica, insieme ad Ans, Uici e Istituto dei Ciechi di Milano ed è tra le prime sperimentazioni museali al mondo di questo tipo. Il tema non è marginale: in Italia quasi una persona su cinque ha limitazioni visive moderate o gravi. Il punto di partenza è DescriVedendo, il percorso che da dieci anni accompagna i visitatori tra otto opere della collezione. Per ciascuna ci sono tre contenuti audio: il primo è una descrizione morfologica che racconta forme e composizione, il secondo è un approfondimento storico-artistico e il terzo la biografia dell’autore. La novità è nel modo di accedervi. Davanti al dipinto il visitatore attiva dagli occhiali il riconoscimento dell’opera e ascolta le descrizioni dagli altoparlanti nelle aste, senza usare lo smartphone. L’audio open-ear lascia percepire l’ambiente e brevi tracce guidano lo spostamento da un quadro all’altro. Chi vuole può anche fare domande all’assistente Meta AI sul contesto. Tramite Be My Eyes può anche chiedere aiuto in tempo reale a volontari e operatori, per girare le sale del museo. Il risultato è una visita più autonoma e personale, aiutati dall’app Grande Brera: per ora i dispositivi Ray-ban di Meta a disposizione sono 10, ma questo è solo l’inizio. «Siamo i primi e vorrei poter dire di esserlo a lungo - afferma il direttore di Brera Angelo Crespi - Ma scherzi a parte, siamo a disposizione di altri musei per far crescere questo progetto straordinario».
