La paura viaggia in alta quota. Non ha bisogno di ali, non occupa un posto in cabina, non compare nelle liste d’imbarco. Arriva sotto forma di un messaggio, una telefonata, una segnalazione anonima. Poi fa il resto: interrompe rotte, cambia destinazioni, mobilita polizie, artificieri e aeronautiche militari. Ieri l’Europa si è svegliata con il cielo attraversato da una catena di allarmi bomba. Alla sera, il bilancio (ancora) provvisorio parla di almeno ventisette voli coinvolti in dieci Paesi.
Una geografia improvvisamente cucita dal filo sottile di una minaccia.
Tutto accade in poche ore, e quasi ovunque. L’Italia è fra i primi Paesi a fare i conti con la sequenza delle allerte. Un Finnair proveniente da Helsinki e diretto a Fiumicino atterra poco dopo le 9.30, scortato da caccia dell’Aeronautica militare. A terra cominciano le verifiche. Nessun esplosivo, nessun ordigno. Ma la procedura non ammette distrazioni: l’aereo viene controllato, i passeggeri attendono che il personale specializzato completi le operazioni.
Poco dopo, un altro collegamento verso Roma entra nella cronaca della giornata. È il EI402 di Aer Lingus, partito da Dublino alle prime luci del mattino. A bordo ci sono 157 persone.
La destinazione è Fiumicino, ma la rotta spezzata da una rilevazione. L’aereo dichiara emergenza, è intercettato da Rafale francesi e scortato alla base militare di Evreux, in Normandia, nonostante l’iniziale rifiuto del pilota (ora sotto inchiesta). L’intervento delle squadre specializzate non porta al ritrovamento di ordigni.
Il traffico aereo continua intanto a ricevere colpi. Un Airbus A321 di Wizz Air, partito da Malpensa e diretto a Varsavia, viene dirottato a Vienna.
Un altro collegamento Wizz Air, da Milano a Bucarest, raggiunge la capitale romena sotto il regime delle procedure di sicurezza. Sulla direttrice verso Malpensa vengono riportati allarmi anche per un Ryanair decollato da Oporto e per un Aegean da Salonicco.
Un Ryanair proveniente da Pescara con destinazione Charleroi risulta interessato da un falso allarme bomba.
L’emergenza non si ferma oltre le Alpi. In Bulgaria tre voli Ryanair diretti a Sofia da Madrid, Copenaghen e Londra ricevono segnalazioni. Due atterrano nella capitale; il terzo viene dirottato a Plovdiv. Si alzano anche velivoli militari bulgari. A terra, gli aerei vengono isolati, i passeggeri evacuati.
Le autorità non trovano esplosivi. A Praga la polizia segnala 4 aeromobili.
La credibilità è bassa, ma le verifiche eseguite lo stesso. A Copenaghen controllati due aeromobili.
In Spagna la Guardia Civil riceve tre comunicazioni in meno di venti minuti: riguardano voli Air Europa in partenza da Madrid per Parigi e collegamenti Iberia in arrivo da Roma e Milano. Alcuni aerei fermati o riportati alle piazzole di sosta. La lista si allunga fino all’Austria e alla Romania. Vienna accoglie il Wizz Air con origine da Malpensa; Bucarest sottopone a controlli il volo da Milano. Un Finnair diretto nella capitale austriaca riceve a sua volta una segnalazione, poi raggiunge la destinazione.
Le parole dei viaggiatori raccontano con chiarezza la paura vissuta.
«Abbiamo visto i caccia affiancarsi all’aereo e capito che qualcosa non andava», racconta Nicola Timpone, passeggero dell’Aer Lingus Dublino-Roma, costretto ad atterrare nella base militare francese di Evreux. Con lui, Katie McAteer: «È stato terrificante.
Nessuno sapeva cosa stesse succedendo». A bordo del Wizz Air Milano-Bucarest, la gravità della situazione è emersa soltanto dopo l’atterraggio.
Le indagini si concentrano su email anonime, tra cui una in italiano che ha provocato le allerte sulle tratte Helsinki-Roma e Dublino-Roma. È stata firmata dal gruppo «Combattenti dello Stato Maschile». Gli episodi si inseriscono in un’escalation iniziata lunedì: un volo Wizz Air Londra-Sofia era stato costretto ad atterrare a Budapest, mentre martedì si erano registrate sette allerte.
