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Premio Caputo, quando l’impresa diventa cultura 

Da Napoli al Mediterraneo, l’arte come strumento di dialogo tra i popoli. Il progetto promosso dal Mulino Caputo con Valore Italia e l’Accademia di Belle Arti coinvolge giovani artisti di sei Paesi. Un esempio di mecenatismo contemporaneo che intreccia tradizione, formazione e responsabilità sociale

Premio Caputo, quando l’impresa diventa cultura

Che cosa hanno in comune una farina, un’opera d’arte e il Mediterraneo? Apparentemente poco, in realtà molto più di quanto si possa immaginare. Sono tutti luoghi di incontro, trasformazione e contaminazione, nei quali elementi diversi concorrono a creare qualcosa di nuovo. È proprio da questa intuizione che nasce la seconda edizione del Premio Caputo, “Napoli porta per il Mediterraneo”, un progetto che racconta in modo esemplare come un’impresa possa farsi promotrice di cultura, superando i confini della propria attività produttiva per investire nella creatività e nelle nuove generazioni. Promosso da Mulino Caputo insieme a Valore Italia e all’Accademia di Belle Arti di Napoli, il Premio evolve rispetto alla prima edizione, dedicata al rapporto tra arte e cibo, per assumere una dimensione internazionale. Al centro c’è il Mediterraneo, non soltanto come patrimonio storico e culturale condiviso, ma come spazio concreto di confronto tra popoli, soprattutto in una fase storica segnata da conflitti, tensioni geopolitiche e divisioni. L’idea è semplice quanto ambiziosa: fare dell’arte un linguaggio capace di costruire relazioni, mettendo in contatto giovani talenti provenienti da Paesi diversi e offrendo loro l’opportunità di lavorare insieme. Napoli torna così a interpretare una vocazione che appartiene alla sua storia, quella di città aperta agli scambi, crocevia di culture, saperi e tradizioni . Il cuore della seconda edizione sarà una residenza artistica internazionale in programma dal 16 al 27 novembre all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Vi prenderanno parte dodici studenti e giovani artisti provenienti da Marocco, Libano, Tunisia, Egitto e Giordania, affiancati da dodici studenti dell’Accademia napoletana. Il progetto coinvolge sei istituzioni accademiche e artistiche: l’Institut National des Beaux-Arts di Tétouan e l’École Supérieure des Beaux-Arts de Casablanca, in Marocco; l’Islamic University of Lebanon di Beirut; l’Institut Supérieur des Beaux-Arts de Tunis; la Helwan University del Cairo, attraverso la Faculty of Applied Arts; e la University of Jordan di Amman, con il Department of Visual Arts. Non si tratta di invitare giovani artisti a Napoli perché espongano lavori già realizzati, ma di creare le condizioni affinché possano produrre insieme nuove opere. I partecipanti saranno suddivisi in due gruppi, ciascuno formato da sei studenti internazionali e sei dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Il risultato atteso è la realizzazione di dodici opere, nate dall’incontro tra sensibilità, esperienze e linguaggi differenti. Installazioni, sculture, performance e interventi site-specific potranno dare forma a questo dialogo, senza l’imposizione di un linguaggio estetico comune. La sfida è proprio lasciare che le differenze diventino una risorsa creativa. Le opere saranno presentate al pubblico il 28 e 29 novembre al Real Albergo dei Poveri, uno dei luoghi monumentali più significativi di Napoli. La mostra rappresenterà il momento conclusivo di un percorso nel quale la formazione artistica si intreccia con la convivenza, lo scambio e la costruzione di relazioni. È qui che il Premio Caputo assume un significato che va oltre il singolo progetto espositivo. La partecipazione dell’impresa non si esaurisce infatti in un contributo economico a un’iniziativa culturale: si traduce nella costruzione di un percorso che mette a sistema competenze, istituzioni, giovani e territori. È una forma di mecenatismo contemporaneo nella quale il sostegno alla cultura diventa parte integrante dell’identità aziendale. Un’impresa non si limita a finanziare un evento, ma mette a disposizione la propria storia, il proprio patrimonio di conoscenze e la propria capacità di costruire relazioni per generare opportunità che altrimenti difficilmente si realizzerebbero. Per Mulino Caputo, storica realtà dell’industria molitoria napoletana, questo impegno nasce da un legame naturale tra la propria attività e il patrimonio culturale del Mediterraneo. La farina, come la cultura, è il risultato di una trasformazione: richiede materie prime, conoscenze, tempo e capacità di combinare elementi differenti. E il pane, nelle sue infinite declinazioni, costituisce uno dei fili conduttori che uniscono le sponde del mare nostrum.

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