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Attualità

Scioperi e cortei nel venerdì nero

I sindacati alle 10 in Centrale e gli studenti alle 9.30 al Politecnico, la tattica dei concentramenti multipli. Occupate Statale e Bicocca

Scontri in piazza del Duomo durante la manifestazione 'Italia in piazza' del 17 Ottobre 2026 a Milano. ANSA/MATTEO CORNER

A un giorno dal via, di certo ci sono i punti di partenza. Sono tanti, e non per caso. Nel 2026 un corteo non si convoca: si assembla, come un mobile svedese, e i pezzi arrivano da indirizzi diversi. Il troncone principale è quello dell’Usb, che per domani ha proclamato lo sciopero generale con uno slogan che tiene insieme tutto: «no al carovita, no alla guerra, no al riarmo». Mezz’ora prima, alle 9.30, c’è il secondo concentramento, in piazza Leonardo da Vinci, davanti al Politecnico. Lo hanno chiamato alcune realtà studentesche, tra cui la piattaforma Deriva, insieme ai ragazzi del Lambretta che lo definiscono «generazionale». Le generazioni hanno ormai una piazza propria, come un tempo le corporazioni. L’obiettivo dichiarato è la «convergenza» tra studenti e lavoratori contro il governo Meloni, e sui loro canali la parola è scritta rigorosamente con l’asterisco, student* e lavorator*. La giornata, avvertono, sarà «determinante».

Poi ci sono gli altri. Gli universitari di Cambiare Rotta partono alle 8 dai loro atenei, dopo che ieri sera, sui canali social, hanno annunciato di aver occupato, nel pomeriggio, l’aula magna della Statale e alcuni spazi della Bicocca «(...) perché questa università - con 1559 studenti idonei non beneficiari a un posto letto in residenze pubbliche abbandonati alla speculazione del mercato degli affitti o agli studentati di lusso non ci garantisce più un futuro - non ci garantisce più un futuro». I Cobas si danno appuntamento a Porta Venezia. Rifondazione va in Duca d’Aosta alle 9.30, dietro lo striscione «Tax the rich». Il Cantiere, su Instagram, è più sbrigativo: «Il 30 ottobre blocchiamo tutto!».

Ed è qui che la faccenda si fa interessante, perché i movimenti la strategia la scrivono nero su bianco. La pratica dei concentramenti multipli, rivendicano, si è rivelata «molto efficace» per bloccare la città. Seguono gli esempi: il 3 ottobre 2025, durante lo sciopero generale unitario, oltre 100mila persone partite in un unico corteo si sono sdoppiate, hanno occupato la tangenziale e poi si sono moltiplicate tra via Padova, viale Monza, Loreto e corso Buenos Aires; il 18 aprile due cortei distinti hanno contestato il raduno dei Patrioti d’Europa in Duomo, e i promotori se ne vantano come di una vittoria per numeri e «livello di conflitto». L’ultimo esempio è di sabato 24: la convocazione sui social ha prodotto due cortei autorganizzati, ricongiunti in piazza della Repubblica in un’unica manifestazione di oltre 10mila persone, chiusa proprio in piazza Leonardo da Vinci. Il tutto, sottolineano, nonostante «l’enorme dispositivo repressivo» e la complicità dei media che chiamano mainstream. Cioè noi.

Per chi gestisce l’ordine pubblico è il paradosso della vigilia. Il corteo ufficiale è quello che fa meno paura: un sindacato ha il suo servizio d’ordine, gente con la pettorina che sa dove finisce la testa e dove comincia la coda. Il problema è tutto il resto. I cortei che si dividono e si ricompongono, le piazze che diventano tre, anarchici e frange dei centri sociali senza pettorina. E i ragazzi delle chat che il 17 ottobre hanno scoperto quanto è facile uscire da un negozio di corso Vittorio Emanuele senza passare dalla cassa.

Ieri in prefettura il Comitato per l’ordine e la sicurezza. Sul tavolo il corteo dei sindacati, lo spezzone degli studenti e le scuole occupate. Il percorso finora non è stato reso pubblico. Il Duomo, a cui sabato scorso il corteo non è stato ammesso, difficilmente riceverà l’invito. Zone rosse anche alla Fiera di Rho, dove dal 3 novembre arriva Eicma: dopo le vetrine, le moto. E poi, nel pomeriggio, la notizia che cambia la temperatura. La gip Tiziana Landoni non convalida il fermo di Youssef Siher, il 30enne ricercatore bresciano che la Procura indica come mente del Movimento 17 ottobre, la pagina Telegram nata dopo i saccheggi. I militanti pro Pal, che già lo chiamavano «prigioniero politico», adesso hanno un motivo in più per scendere in piazza. Il timore è che lo slogan della giornata, da carovita, diventi Youssef.

Lo schieramento sarà imponente: i 500 parà della Folgore, i droni, le stazioni presidiate, i varchi d’accesso osservati uno per uno. Sabato è filato liscio, 10mila in strada e nessuna vetrina rotta. Il sindaco lo cita come prova che i ragazzi sono bravi, la questura come prova che il dispositivo funziona. Domani si capirà chi aveva più ragione.

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