Con la morte di Tinto Brass si apre un nuovo capitolo che riguarda il futuro del suo patrimonio. A entrare in gioco non sono soltanto i beni immobiliari e le risorse economiche, ma anche un archivio di grande interesse storico e artistico e i diritti legati alla sua produzione cinematografica.
La successione riporta inevitabilmente alla luce anche i rapporti non sempre semplici tra i componenti della famiglia. Da un lato la seconda moglie, Caterina Varzi, dall’altra i figli Bonifacio e Beatrice, avuti dal precedente matrimonio con Carla Cipriani, deceduta nel 2006. Proprio le divergenze sulla gestione delle disponibilità familiari avevano alimentato tensioni che, nel 2017, avevano addirittura portato le parti in tribunale.
Ma a quanto ammonta il patrimonio di Tinto Brass?
Ad oggi, non è disponibile una stima ufficiale del valore complessivo dell’eredità lasciata dal famoso regista. L’avvocato Rita Rossi, incaricata di rappresentare Brass durante il contenzioso con i figli sulla gestione del patrimonio, ridimensionò le ricchezze attribuite al suo assistito, stimando un reddito lordo annuale di circa 30mila euro. Insomma, una situazione patrimoniale meno consistente di quanto chiunque potesse aspettarsi. Tuttavia, il calcolo non si ferma qui. A pesare c’è anche l’eredità del nonno Italico, che comprende l’Abbazia della Misericordia a Venezia, diversi immobili e più di cento dipinti d’autore. Anche questi beni finirono al centro di un contenzioso durato anni.
Gli attriti con i figli Bonifacio e Beatrice – assenti alle seconde nozze del padre – risalgono al 2017, quando Bonifacio decise di rivolgersi al giudice tutelare di Roma per chiedere che al padre venisse affiancato un amministratore di sostegno. La richiesta, avanzata nell’interesse della tutela del patrimonio familiare, faceva riferimento ad alcune criticità nella gestione dei beni. Tra gli elementi portati all’attenzione del giudice figuravano la presunta scomparsa di alcuni dipinti e le spese ritenute troppo elevate per mantenere l’archivio del regista. Brass contestò le accuse relative alle opere d’arte, sostenendo di averle cedute personalmente. Nel marzo dell’anno successivo arrivò la decisione del giudice, che tuttavia nominò amministratore di sostegno proprio Caterina Varzi. Scelta che, ovviamente, non piacque ai figli, che si rivolsero alla Corte d’Appello di Roma.
Adesso Tinto Brass non c’è più e il timore è che possa aprirsi un nuovo contenzioso sull’eredità. Cade la figura dell’amministratore di sostegno. Sarà determinante un eventuale testamento lasciato dal regista.
In mancanza di disposizioni testamentarie, la legge italiana stabilisce una ripartizione precisa: un terzo dell’eredità spetta al coniuge, mentre i due terzi rimanenti saranno suddivisi equamente tra i figli. L’eventuale presenza di un testamento non consentirebbe comunque di escludere gli eredi legittimari. La legge riserva infatti un quarto dell’eredità al coniuge e la metà complessiva ai figli. Soltanto la parte restante, pari a un quarto, può essere destinata liberamente.
Gli eredi dovranno inoltre confrontarsi con la questione dei diritti d’autore, tutelati generalmente fino a 70 anni. Su quest’ultimo punto è necessaria una distinzione: non tutti i proventi derivanti dalla circolazione e dallo sfruttamento commerciale dei film confluiscono automaticamente nell’eredità degli autori. Per numerose produzioni, infatti, i relativi diritti appartengono, almeno in parte, ai produttori.
