“Il patrimonio del motorismo storico diventa un’esperienza viva, capace di parlare a generazioni diverse”. Mario Carlo Baccaglini, presidente di Intermeeting, descrive così Auto e Moto d’Epoca. Nei padiglioni di Bologna, già pieni di collezionisti nella giornata d’apertura, quelle parole trovano conferma. Si viene per comprare, cercare, ritrovare. Anche per incontrare un’automobile che appartiene alla propria vita: quella del padre, quella desiderata da ragazzi, quella che adesso, forse, potrebbe diventare propria. Il biglietto più caro dei quattro giorni non ha frenato gli appassionati. Per misurare il mercato serviranno le vendite, ma il colpo d’occhio restituisce un interesse vivace. Fino al 25 ottobre, oltre cinquemila auto e moto riuniscono a BolognaFiere commercianti, restauratori, musei e club. Numerosi anche i privati che propongono le proprie vetture: dietro un cartello può cominciare una conversazione lunga, fra lavori eseguiti, ricordi di viaggio e una trattativa da condurre senza fretta. Al mercato è dedicato anche il nuovo Classic Car Auction Yearbook 2025-2026 di Adolfo Orsi, presentato ieri. Un appuntamento per chi vuole leggere il collezionismo attraverso i risultati delle aste, dove rarità, provenienza e conservazione aiutano a comprendere le quotazioni. Un utile riferimento anche mentre si passeggia fra gli stand, confrontando desideri e possibilità.
Poi ci sono i ricambisti, capaci da soli di trattenere un appassionato per ore. Fanali, guarnizioni, strumenti, fregi: si trova di tutto, compreso quel particolare cercato da anni per completare un restauro. La passione continua fra modellini, insegne, gadget e arredi automobilistici per la casa, la taverna o il garage. Conviene arrivare con scarpe comode e lasciare spazio agli imprevisti: spesso la scoperta migliore è quella che non si stava cercando.
Mercedes-Benz offre una bella ragione per fermarsi. Celebra i 140 anni dell’automobile attraverso le berline, una forma che ha accompagnato famiglie, uomini di Stato e generazioni di automobilisti. Dal brevetto depositato da Carl Benz nel 1886, il viaggio arriva alle Classe C e Classe S contemporanee. Accostarle alle antenate permette di leggere il cambiamento nelle proporzioni, negli abitacoli, nel modo di intendere il comfort. Una storia industriale che diventa anche storia delle nostre abitudini.
La 300 D “Adenauer” conserva la presenza composta delle ammiraglie del dopoguerra. Il soprannome richiama il cancelliere tedesco e un’epoca in cui l’automobile di rappresentanza doveva comunicare solidità già da ferma. Accanto alla Classe S di oggi racconta quanto sia cambiato il lusso: dalla solennità della carrozzeria alla ricerca di silenzio, protezione e benessere a bordo. La distanza fra le due si misura anche nelle tecnologie che lavorano discretamente intorno a chi viaggia.
Con la 190 E 2.5-16 Evolution II il tono cambia. Passaruota allargati e alettone dichiarano la parentela con le corse: la “Baby Benz” conserva una grinta che gli anni non hanno attenuato. Una berlina capace di farsi desiderare come una sportiva, con quattro porte e una personalità riconoscibile. Il confronto con la nuova Classe C elettrica apre un altro capitolo: cambiano
propulsione, suono e sensazioni; rimane la sfida di costruire un’automobile con un carattere proprio.
Anche Alfa Romeo racconta la berlina, con il temperamento di casa. Alla presentazione di “Alfa Romeo Giulia – Timeless Classic”, sul palco, con Eugenio Franzetti, e l’Autore c’era anche Gordon de Adamich. Il volume di Lorenzo Ardizio, curatore del Museo di Arese, ripercorre le radici della Giulia e la nascita della generazione contemporanea. Intorno, Giulia TI Super, 75 Turbo Evoluzione, 155 V6 TI e Giulia Quadrifoglio Super Sport portano il racconto dalle pagine alle carrozzerie: oltre sessant’anni di sportività, dalla strada alle competizioni.
Il passo successivo conduce a “Icons of Speed – Endurance Legends”. Porsche 917 e 956 Rothmans, Sauber C9, Bentley EXP Speed 8 e Lancia LC1 richiamano Le Mans, Daytona, Monza, le notti ai box e le gare decise dopo ore. Sono macchine nelle quali ogni forma risponde a una necessità: raffreddare, aderire all’asfalto, guadagnare velocità, resistere. Guardarle insieme significa seguire l’evoluzione dell’ingegneria e ritrovare livree rimaste nella memoria di chi quelle corse le ha vissute.
Bologna invita poi alle deviazioni. La Ferrari 166 MM Barchetta Touring verde e blu scelta da Gianni Agnelli racconta un gusto personale; la Miura SV appartenuta a Ferruccio Lamborghini celebra i sessant’anni del modello. La De Dion-Bouton del 1904 riporta agli inizi dell’avventura automobilistica. Fra le moto, Honda schiera esemplari legati a Lawson, Doohan e Rossi, mentre una Guzzi Dondolino ricorda la colletta degli operai di Terni per aiutare Libero Liberati a correre. Si arriva con una lista di cose da vedere e la si dimentica presto: basta una storia, un incontro, una macchina intravista in fondo al padiglione.
