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Automotive

Mazda, un murale in Abruzzo dedicato a Hiroshima e alla storia del marchio

L’ad Pietrantonio: “Un progetto d’arte non per vendere automobili ma per trasformare la memoria della città dove il brand è nato e ha sfidato il futuro in un messaggio eterno di speranza e di pace”

Mazda Murale Aielli

“Ci sono momenti nei quali un’azienda deve raccontare ciò che ritiene importante, i suoi valori, la sua identità. E questo per noi di Mazda è uno di questi momenti. Perché il nostro progetto, il murale inaugurato qui a Aielli, non chiede alle persone di acquistare una nostra automobile. Chiede semplicemente di fermarsi a pensare. Perché il messaggio che portiamo qui arriva da molto lontano. Arriva da Hiroshima, dove il viaggio di Mazda è cominciato, dove è stato interrotto ma non cancellato dalla bomba atomica, dove la rinascita è cominciata. Dove una bambina, Sadako, che anni dopo la bomba si ammalò gravemente per le radiazioni, iniziò a piegare con l’arte dell’origami animali di carta, le gru, perché secondo una tradizione giapponese 1000 gru potevano aiutare a realizzare un desiderio. Sadako non sopravvisse, ma è diventata un simbolo universale e ci ricorda che anche da qualcosa di fragile come una gru di carta puó nascere un messaggio potentissimo di speranza e di pace”.

Toccano il cuore le parole di Roberto Pietrantonio, amministratore delegato di Mazda Motor Italia, un marchio da sempre con vocazione all’arte e alla raffinata artigianalità, che qui in Abruzzo va oltre. Oltre i dati di mercato, oltre gli ultimi modelli. Perché qui a parlare è un muro. Con una potente opera dipinta da Antonio Cotecchia, in arte Kotè, pittore, urban e sound artist, da sempre ai confini tra pittura classica e arte urbana, che racconta la memoria di Mazda e la proietta nel futuro. Un murale inaugurato nel museo a cielo aperto di Borgo Universo, il progetto che dal 2017 sta trasformato Aielli, paese di montagna nel cuore della Marsica, in Abruzzo, destinato allo spopolamento anche per il terremoto del 2009, in uno dei luoghi più originali della street art italiana, una galleria open-air dove i muri non sono soltanto pareti da dipingere ma fissano pensieri, valori, storie. Dalla Costituzione a Fontamara di Silone, nato poco distante da qui, alle riflessioni in technicolor su mafia, razzismo e potere. Sessantatre murales più uno, questo by Mazda. Qui il filo invisibile che collega memoria e futuro è proprio il volto di Sadako Sasaki che emerge progressivamente dalla composizione e, attraverso le pieghe dell’origami, si trasforma in forme geometriche e gru di carta sempre più grandi tanto da prendere metaforicamente il volo. Quasi un flashback della storia di Mazda che a Hiroshima è nata nel 1920 trasformandosi negli anni da realtà industriale specializzata nella lavorazione del sughero a costruttore automobilistico internazionale, e che nel 1945 sopravvisse alla devastazione della bomba atomica riuscendo in pochi mesi non soltanto ad aiutare i cittadini di Hiroshima a tornare lentamente alla vita ma anche a riprendere con coraggio la produzione quasi artigianale dei camion a tre ruote che, carichi di materiali e beni destinati alla ripresa, contribuirono concretamente alla ricostruzione della città. Una cultura umanocentrica e un amore per l’artigianalità che Mazda ha da sempre nel DNA e nella filosofia del marchio e che ritorna ancora oggi in tutta la gamma, che si tratti di Mazda CX-5, di Mazda 3, CX-30, CX-60, CX-80 o dell’iconica MX5, espressione non soltanto tecnologica ma anche del lavoro dei Takumi, gli artigiani giapponesi che mettono la loro sensibilità al servizio dello sviluppo e della realizzazione delle vetture, del Kodo design alla ricerca continua dell ’essenza del movimento anche nella staticità e del fattore umano orientato a sviluppare tecnologie per rendere naturale la relazione tra l’automobile e chi la guida o viaggia a bordo, trasformando la Joy of Driving in Joy of Living.

“Il progetto di questo murale mette in relazione due forme di movimento che appartengono alla storia di Mazda. Da una parte c’è il movimento concreto delle automobili, della ricerca tecnologica e dell’evoluzione del design, dall’altra c’è il movimento della memoria, che attraversa le generazioni e può trasformarsi in consapevolezza, responsabilità e speranza”, riflette Pietrantonio. “Abbiamo scelto Aielli perché l’arte qui non è soltanto decorazione. È parte della vita della comunità che parla ad chi vive il luogo e lo attraversa. Non volevamo chiudere il nostro messaggio dentro un mondo di automobili, ma volevamo affidarlo a uno spazio vivo dove l’arte riuscisse ad esprimere la sua forza. Quella di saper trasformare la memoria di Hiroshima in emozione per tutti. Una memoria di speranza e di pace. Una riflessione contemporanea anche per le generazioni future e un invito a guardare sempre avanti”.

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