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Aziende

Da Prysmian fino a Poste, la filiera italiana dell’AI è un tesoro

Il gruppo di Del Fante lavora alle nozze con Tim. Il caso Technoprobe per i test sui chip e il business dei cavi

Luca Ferrari

Dalle reti in fibra ottica ai test sui chip, fino alle piattaforme software e ai servizi digitali. La rivoluzione dell’intelligenza artificiale vede diversi grandi gruppi italiani in prima linea anche fuori dai confini nazionali.

Realtà quali Prysmian e Technoprobe presidiano snodi strategici dell’infrastruttura fisica, mentre Poste Italiane investe per integrare l’AI nei propri processi e Bending Spoons prova a dare una seconda giovinezza ad aziende software.

Poste Italiane sta puntando sul potenziamento delle infrastrutture digitali, dei dati e del cloud, con l’obiettivo di rendere l’AI utilizzabile su larga scala all’interno del gruppo. Il piano del ceo Matteo Del Fante si struttura su più livelli: dalla modernizzazione delle piattaforme tecnologiche alla creazione di un gemello digitale della conoscenza aziendale, capace di organizzare dati, procedure e processi, e lo sviluppo di sistemi di Agentic AI, in grado non solo di rispondere alle richieste, ma anche di pianificare e svolgere attività in modo proattivo.

La tecnologia si innesta su una rete omnicanale che gestisce circa 27 milioni di interazioni al giorno tra uffici postali, portalettere, app e web, e punta a migliorare i servizi, personalizzare le offerte e rendere più efficienti le operazioni. Un ulteriore tassello è l’integrazione con Tim, che può rafforzare l’ecosistema attraverso reti fisse e mobili, cloud, data center e connettività sicura.

Per sostenere la crescita della domanda di potenza di calcolo e lo scambio di enormi quantità di dati servono reti di telecomunicazione più veloci e capillari. E qui la fibra ottica si sta ritagliando il ruolo di infrastruttura strategica per abilitare l’AI.

La domanda di cavi ottici per data center, stando alle stime degli analisti di Jefferies, crescerà a un tasso annuo composto di circa il 20% tra il 2025 e il 2031. La crescita della domanda sta producendo effetti sui prezzi. Il prezzo della fibra ottica nuda G.657, utilizzata anche nelle applicazioni legate ai data center, è aumentato negli Stati Uniti di circa il 135% su base annua e del 275% in Europa rispetto alla media del 2025. Prysmian, guidata da Massimo Battaini e leader mondiale dei cavi per energia e telecomunicazioni, prevede di aumentare di oltre il 50% la capacità produttiva nella fibra ottica attraverso investimenti per 1,2 miliardi di euro, supportati da accordi quadro con hyperscaler che garantiscono visibilità su oltre 5 miliardi di ricavi futuri.

La corsa all’intelligenza artificiale ha portato alla ribalta anche Technoprobe, multinazionale di Cernusco Lombardone specializzata nelle probe card, le interfacce che verificano il funzionamento dei semiconduttori. Il gruppo è una quota superiore al 60% nel segmento delle vertical Mems probe card e la sua esposizione all’AI è attesa salire dal 25% dei ricavi nel 2024 a oltre il 70% nel 2028. Tra i grandi clienti della società lombarda spicca Nvidia a cui fornisce le probe card per le GPU dedicate all’AI.

Tra i risvolti del boom dell’intelligenza artificiale c’è anche la pressione crescente sull’universo delle società software, messe sotto pressione dai nuovi agenti AI proposti da Anthropic e OpenAI. In questo contesto si inserisce la milanese Bending Spoons, appena sbarcata a Wall Street e specializzata nell’acquisto di aziende software in difficoltà o sottovalutate ed estrarre maggior valore. La creatura guidata da Luca Ferrari, che utilizza l’AI come strumento per rendere più efficienti le aziende rilevate, ha recentemente rilevato Airtable per circa 1,3 miliardi di dollari e Miro per 1,36 miliardi, entrambe aziende che in passato avevano raggiunto valutazioni notevolmente superiori. E ora ha incassato la conferma della fiducia da parte di Berkshire Hathaway, con un investimento passato da 600 a 930 milioni di dollari.

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