Leonardo Maria Del Vecchio mette nel mirino Il Fatto Quotidiano. Il veicolo societario dell’imprenditore erede e azionista del colosso dell’occhialeria EssilorLuxottica, attraverso una nota stampa divulgata nella serata di ieri dalla sua società Lmdv Media, ha annunciato che il consiglio d’amministrazione ha autorizzato un’attività di due diligence (verifica dei conti) su Società Editoriale Il Fatto (Seif), al fine di reperire informazioni che ritiene necessarie prima di promuovere un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria, finalizzata a togliere la società dalla Borsa. Ma i soci fondatori hanno alzato subito le barricate: le nostre azioni non sono in vendita.
Già fissato anche il prezzo: Lmdv offrirà ai soci del Fatto, in caso di esito positivo al controllo sui conti, 0,286 euro ad azione per un valore complessivo di 7,15 milioni. Un prezzo che, in considerazione del valore del titolo a Piazza Affari del 23 ottobre, incorporerebbe un premio del 30%. Ma non in ogni caso: la società di Del Vecchio specifica che dovrà ottenere le adesioni di almeno l’82,9% in «modo da rendere inoperante il limite statutario che non consente di possedere azioni Seif in misura superiore al 17% del capitale sociale». Una clausola fissata fin dall’inizio dai fondatori per evitare appunto che ci fosse un socio di controllo.
Ora la palla passa agli azionisti, a cominciare dai giornalisti che 17 anni fa lanciarono il quoditiano diretto da Marco Travaglio, tra i quali Antonio Padellaro (16,25%) e, con quote minori, lo stesso Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo. Soci forti sono anche Cinzia Monteverdi (16,25%) e Francesco Aliberti (5%), oltre a un pacchetto di azioni proprie di circa il 9,8%. Seif, tuttavia, ha fatto sapere che Padellaro, Monteverdi, Aliberti, Gomez, Travaglio, Lillo e d’Aprile - che detengono il pacchetto di maggioranza - hanno detto di «non essere interessati a cedere le quote».
Il flottante, vale a dire le azioni sul mercato possedute dagli investitori minori, sono di poco superiori al 40% del totale. Va da sé che Del Vecchio, se vuole completare la scalata, deve portare dalla sua parte anche i giornalisti di peso del quotidiano. Non a caso, Lmdv sottolinea la volontà di «consentire l’integrazione nel gruppo Lmdv del know-how e dei risultati conseguiti dall’Emittente (Il Fatto, ndr) nell’innovazione digitale e tecnologica». In aggiunta, l’offerta sarebbe funzionale «al rafforzamento di Seif» nonché «al mantenimento della linea editoriale».
Insomma, la scalata - specifica Del Vecchio - non è volta a sostituire Travaglio, nonostante i recenti attriti proprio tra Del Vecchio jr e il quotidiano in seguito a un articolo che riprendeva il New York Times il quale aveva scritto sull’erede di EssilorLuxottica e di presunti dossier contro la ex. L’imprenditore aveva anche pubblicato su «X» la mail inviatagli da un giornalista del Fatto di richiesta di commenti. Va ricordato che Lmdv si sta muovendo da tempo nel settore dell’editoria, avendo rilevato la maggioranza di QN (Quotidiano Nazionale) e una quota del 30% de Il Giornale. Il progetto dell’imprenditore è di creare un nuovo polo dell’informazione puntando sul giornalismo d’inchiesta e digitale.
Prima di dare il via ufficiale all’operazione, però, Lmdv vuole procedere a un’analisi approfondita dei conti insieme al management di Seif, che nei primi sei mesi del 2026 ha chiuso in rosso di 283 mila euro su oltre 19 milioni di fatturato, dopo aver registrato perdite per quasi 2,6 milioni nell’intero 2025. L’editore del Fatto sta attraversando un periodo di difficoltà tanto che i revisori di Kpmg hanno rivelato un’incertezza significativa a riguardo della continuità aziendale. Una situazione aggravata dalla pesante spada di Damocle della causa per danni da 250 milioni di dollari intentata dall’imprenditore Giuseppe Cipriani, in seguito agli articoli che contestavano l’attribuzione della grazia alla compagna Nicole Minetti.
La questione, per Lmdv, sarà stimare il fabbisogno della società del Fatto nei prossimi 24 mesi, per verificare se «la società necessiti di un apporto di ulteriori mezzi finanziari non superiore» a 4 milioni di euro «per supportarne la continuità aziendale ed editoriale».
