Nell’ultimo giorno del periodo di adesione all’Opa, il gruppo indiano Tata balza all’87,8% di Iveco. Un risultato che supera ampiamente la soglia minima dell’80% del capitale fissata dall’acquirente per il successo dell’offerta. L’operazione, che riguarda le attività dei veicoli commerciali di Iveco, escluse quelle della difesa destinate a Leonardo, prevede un corrispettivo in contanti di 14,40 euro per azione, per un esborso massimo di 3,91 miliardi. L’obiettivo di Tata è arrivare al controllo del 100% e ritirare Iveco dalla Borsa di Milano, attraverso una successiva riorganizzazione societaria. È inoltre prevista, ricorrendone le condizioni, una riapertura delle adesioni dal 2 al 6 novembre. Dall’integrazione nascerebbe un big mondiale dei veicoli commerciali, con circa 590mila mezzi venduti all’anno.
Per aggiudicarsi Iveco, il colosso di Mumbai (advisor Morgan Stanley) ha vinto la concorrenza di diversi gruppi occidentali, fra cui l’americano Packard, ottenendo il via libera di Exor, primo azionista del produttore italiano di bus, camion e veicoli commerciali. Con i suoi 13 miliardi di ricavi e 14mila dipendenti, Iveco è il primo grande acquisto per Tata nell’Europa continentale. A gestire quotidianamente l’affare e stato P.B. Balaji, ex direttore finanziario di Tata Motors e oggi numero uno di Jaguar Land Rover. Ma l’ispiratore è stato Natarajan Chandrasekaran, presidente di Tata Motors e, soprattutto, dell’intero impero Tata Sons.
