Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 06:10
Aziende

L’ex Ilva al tramonto, spenti tutti gli altiforni

Attuata la decisione del tribunale L’8 novembre il termine per le offerte, ecco i gruppi in campo

Un'immagine dello stabilimento ILVA di Taranto, 24 settembre 2013. ANSA/CIRO FUSCO

A Taranto l’ex Ilva si è spenta. Da ieri tutti gli altiforni dell’area a caldo sono fermi, mentre mancano appena due giorni alla scadenza della gara per la vendita del resto del gruppo. «Da questa mattina non c’è più nulla di acceso» ha confermato Maurizio Saitta, direttore generale di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, durante l’incontro con i sindacati al ministero del Lavoro. Lo spegnimento arriva dopo la decisione della Cassazione, che ha confermato lo stop disposto dalla Corte d’Appello di Milano. Si chiude così, almeno per il momento, la produzione di acciaio con gli altiforni nello stabilimento tarantino, al centro di una crisi industriale e ambientale che si trascina dal 2012, da quando la magistratura sequestrò gli impianti. Poi ci sono stati anni

di commissariamenti, l’ingresso di ArcelorMittal nel 2018 e il ritorno all’amministrazione straordinaria nel 2024, senza una soluzione definitiva. A pagare il prezzo più alto saranno i lavoratori. Acciaierie d’Italia ha chiesto di estendere la Cig dagli attuali 4.450 dipendenti a un massimo di 8.622, fino al 28 febbraio 2027. Di questi, 6.964 sono a Taranto, 870 a Genova e 515 a Novi Ligure. Il tavolo di confronto al ministero si è concluso con un nulla di fatto e che sarà riaggiornato la prossima settimana. A pesare sono soprattutto le incertezze sulle retribuzioni, dopo che l’azienda ha comunicato di non poter più anticipare i trattamenti.

Intanto si avvicina la scadenza dell’8 novembre per le offerte vincolanti. In corsa restano il gruppo indiano Jindal Steel e il fondo americano Flacks,

mentre la cordata italiana guidata da Federacciai appare sempre più vicina al ritiro. Sul tavolo non c’è soltanto la proprietà, ma il futuro di un pezzo della siderurgia italiana. Lo spegnimento di Taranto rischia infatti di compromettere anche le attività degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure, dipendenti dalle forniture di acciaio.

Il governo punta sulla riconversione attraverso forni elettrici e decarbonizzazione, oltre al coinvolgimento di gruppi come Leonardo, Fincantieri e Ferrovie. Ancora non si vede un cronoprogramma di investimenti e il prossimo confronto a Palazzo Chigi è a metà novembre.

Commenti