«Nei prossimi dodici mesi assisterete al più grande aumento delle tariffe aeree nella storia d’Europa». Questa la previsione tutt’altro che ottimista dell’amministratore delegato di Ryanair Michael O’Leary. Il persistere della guerra in Medioriente, con i prezzi del petrolio ormai stabilmente sopra i 100 dollari al barile - erano 108,9 ieri alle ore 19 italiane - costringerà le compagnie aeree ad alzare i prezzi fino al 20% il prossimo anno. E anzi, durante la conferenza a Bruxelles, O’Leary ha sottolineato che se «la domanda è: questo incremento dei biglietti sarà sufficiente a coprire i costi petroliferi drasticamente più elevati? Non credo che lo sarà». Fino ad oggi, gli aumenti delle compagnie aeree sono state limitati grazie al fuel hedging. In pratica ogni società aveva siglato accordi in anticipo per bloccare il prezzo di una determinata quantità di cherosene per i mesi o gli anni successivi, per esempio Ryanair risulta coperta per circa l’80-85% dei propri fabbisogni di carburante fino a fine anno. Ma la maggior parte delle compagnie aeree europee non dispone di alcun hedge per il 2027 e considerando che - al 16 ottobre - il jet fuel ha toccato i 1.638 dollari a tonnellata, quasi mille dollari in più rispetto ai 770 di febbraio 2026.
Chiaramente in questo scenario Ryanair non è la sola, le compagnie aeree di tutte il mondo stanno risentendo dell’impennata dei costi del carburante per aerei arrivata con lo scoppio della guerra in Iran alla fine di febbraio. Ma non solo, il conflitto ha anche inciso sulle prenotazioni: mentre l’Agenzia internazionale dell’energia lanciava messaggi allarmistici sulla disponibilità del jet fuel, molti hanno semplicemente deciso di non partire per l’estate, o di farlo in macchina.
Eppure, il settore dei viaggi aerei non viaggia tutto alla stessa velocità. Mentre le compagnie low cost devono fare i conti con il caro-carburante, il mercato dei jet privati non fa che crescere. Dopo gli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita, il costo di noleggio è salito alle stelle. Le compagnie commerciali stanno cancellando migliaia di voli in partenza dall’aeroporto di Riyadh e, di conseguenza, la domanda di voli charter da parte di viaggiatori facoltosi e dirigenti che vogliono lasciare il paese ha spinto i prezzi di oltre il 50%. Solo per fare un esempio, il Financial Times ha raccontato che la scorsa settimana un volo in partenza dall’aeroporto di al-Qassim, a nord di Riyadh, diretto a Ginevra a bordo di un Bombardier Global 6000 è stato venduto a 94mila euro, rispetto a un prezzo di circa 60mila euro prima della chiusura del principale aeroporto di Riyadh.
