Continua il cantiere dell’integrazione tra Poste Italiane e Tim. Nei giorni scorsi c’è stato un incontro tra i vertici delle due aziende. Ieri l’amministratore delegato dell’ex monopolista ha scritto ai dipendenti per aggiornarli sull’esito delle interlocuzioni con il nuovo azionista di controllo: «Indipendentemente dal futuro assetto di quotazione, Tim resterà una società chiamata a operare autonomamente, con responsabilità industriali, gestionali ed economiche proprie». L’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, ha sottolineato che la fase finanziaria dell’operazione è terminata e che quindi «comincia il progetto industriale. Un progetto che unisce competenze, infrastrutture e capacità complementari per creare valore e raggiungere i risultati economico-finanziari già annunciati al mercato». Per il numero uno di Tim - che dovrebbe rimanere in sella nel corso del progetto - «Abbiamo una grande opportunità industriale. Sta a tutti noi trasformarla in valore».
Poste, al termine del periodo di adesione e dopo un acquisto sul mercato di un ulteriore 1%, al momento ha una quota dell’86,95% in Tim. Il gruppo dovrebbe superare la soglia del 90% per poi avviare il processo di revoca dalle quotazioni dell’azienda. Il valore del titolo è già sceso sotto la soglia del valore dell’Opas, questo esenta Poste dall’obbligo di pagare la differenza anche a chi aveva già consegnato il proprio pacchetto di azioni. Tuttavia, Poste - anche per minimizzare l’esborso - non ha alcuna fretta di concludere il delisting: già ora, del resto, ha i numeri sufficienti per iniziare la messa a terra del piano d’integrazione. Coloro che invece ci stanno perdendo di più sono tutti quegli azionisti che hanno scelto di non aderire all’offerta. In base al dato di chiusura di ieri - Tim ha guadagnato il 2,9% a 5,65 euro - il valore di quel circa 13% è calato di circa 500 milioni di euro. Solo nell’ultimo mese il titolo di Tim è calato in Borsa del 25,8%, mentre il rimbalzo di ieri è stato prima di tutto favorito dalle notizie positive sull’integrazione di Poste, ma anche come i riflesso della promozione del gruppo da parte di Morgan Stanley. Secondo gli analisti americani, la realtà post integrazione potrebbe diventare il leader italiano dell’intelligenza artificiale. Su questo fronte, Poste sta trattando l’acquisto del 20% del Polo strategico Nazionale (una sorta di super cloud nazionale) da Cassa depositi e prestiti. L’utile per azione di Poste, con l’ingresso nel gruppo di Tim, potrebbe aumentare del 10% al 2029, con una cassa a disposizione dopo i dividendi incrementata a circa 1,2 miliardi.
