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Aziende

Revolut senza freni: ora vale 115 miliardi

L’istituto di origini lituane ha chiuso un nuovo giro di finanziamenti: azioni messe in vendita dai dipendenti

Bacchettata a Revolut: "Troppo pochi controlli"

Sulla carta vale più di Barclays, ma ha attivi come una banca regionale italiana. Il paradosso di Revolut, l’istituto finanziario britannico-lituano, è proprio qui. Ieri è stato completato un nuovo round di raccolta che ha fissato la nuova valutazione dell’azienda a 115 miliardi di dollari, il 50% in più dell’ultima operazione avvenuta a fine 2025 che assegnava alla società un valore di 75 miliardi. La raccolta - si legge in una nota - è stata guidata da Glade Brook Capital Partners, Coatue, Durable Capital Partners, T. Rowe Price Associates, Inc e Baillie Gifford e ha visto «la partecipazione sia di partner storici sia di nuovi investitori globali». Secondo Reuters, la vendita ha valutato ogni azione della fintech 2.017 dollari, da qui emerge la stima della valutazione a 115 miliardi di dollari. La vendita secondaria di azioni, iniziata a luglio, ha permesso ad alcuni investitori esistenti, come i dipendenti, di monetizzare le proprie partecipazioni ad altri senza che Revolut dovesse emettere nuovi titoli. Il precedente round di finanziamento dell’azienda, completato poco meno di un anno fa, ha ottenuto una valutazione di 75 miliardi di dollari per la società.

Nel 2025 i ricavi di Revolut sono aumentati del 46% raggiungendo i 6 miliardi di dollari e l’utile ante imposte è cresciuto del 57% fino a 2,3 miliardi di dollari (1,7 miliardi di sterline), portando il margine ante imposte al 38%. Dall’inizio del 2026, la società ha avviato le proprie attività bancarie nel Regno Unito, in Messico, Australia e Nuova Zelanda, ottenendo contestualmente licenze bancarie in Francia, Colombia e Argentina. Questi passi rafforzano la presenza bancaria già consolidata di Revolut in Europa attraverso 30 mercati dello Spazio Economico Europeo. A fronte di un numero enorme di clienti, ben 80 milioni retail, l’istituto ha un basso livello di depositi, il che lo allontana parecchio dal modello bancario tradizionale.

Nik Storonsky, amministratore delegato di Revolut, ha già dichiarato in altre occasioni di voler portare Revolut in Borsa, anche se questo non avverrà prima del 2028. L’idea sarebbe quella di una doppia quotazione sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti.

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