Elettricità, gas, rinnovabili e fossili. Nel contesto attuale, e guardando al futuro, ragionare per compartimenti stagni significa non avere alcuna prospettiva strategica reale. Il funzionamento concreto del sistema energetico nazionale suggerisce infatti una lettura differente e d’insieme, sebbene il dibattito pubblico sull’energia tenda troppo spesso a opporre una fonte all’altra. Il tema, infatti, non è quanta energia produrre isolando un singolo vettore, ma come mettere in relazione tecnologie, infrastrutture e accumuli diversi per garantire un sistema stabile, sicuro ed economicamente competitivo. È il concetto di integrazione energetica che Snam, guidata dall’amministratore delegato Agostino Scornajenchi, ha abbracciato e trasformato in una vera e propria strategia per mettere al sicuro il futuro energetico del Paese.
Il piano industriale del gruppo prevede ben 14 miliardi di investimenti per un sistema più integrato e sicuro, concentrati al 97% in attività regolate: 9,2 miliardi vanno al trasporto gas, 2,1 allo stoccaggio e 1 alla rigassificazione, oltre a 800 milioni destinati al polo Ravenna CCS e 580 milioni divisi tra biometano, idrogeno ed efficienza energetica.
Si tratta di superare la logica sostitutiva per creare un ecosistema in cui molecole ed elettroni lavorano invece in perfetta sinergia per garantire l’affidabilità delle forniture. Gas e rinnovabili non sono alternativi: all’aumentare delle fonti non programmabili (solare, eolico e idroelettrico) serve una capacità flessibile e di riserva per bilanciare la rete quando l’intermittenza disattende le previsioni o la domanda si impenna improvvisamente, scongiurando i blackout. Si avvia così uno sviluppo armonico in cui il gas resta centrale per la stabilità, quale «ultima linea di difesa del sistema energetico», come spesso ricordato dallo stesso Scornajenchi. Per l’Italia, secondo consumatore europeo di metano, tale risorsa strategica sostiene in modo diretto la vocazione manifatturiera dell’industria nazionale.
Oggi l’80% della domanda globale di energia e il 70% di quella europea dipendono dai fossili. Le rinnovabili crescono, ma il fabbisogno corre più velocemente, imponendo la diversificazione degli approvvigionamenti per decarbonizzare senza compromettere la competitività. I dati lo confermano con chiarezza: tra gennaio e settembre 2026 i consumi nazionali di metano in Italia sono saliti a ben 45,4 miliardi di metri cubi (+2%), trainati dalla generazione termoelettrica a gas (+11%) intervenuta a compensare la minore produzione idroelettrica e arrivata a coprire il 40% del fabbisogno elettrico nazionale. La domanda cresce da maggio (dopo il +11% di gennaio), toccando ad agosto un picco del 15% per la climatizzazione.
In vista dell’inverno ormai alle porte, gli stoccaggi italiani (pari a un sesto della capacità Ue) hanno raggiunto l’89% di riempimento, a un passo dal target del 90% stabilito da Bruxelles.
L’Italia detiene il maggior volume di gas stoccato in Europa (15 punti sopra la media europea e 30 sulla Germania), grazie al costante coordinamento pubblico-privato, al premio giacenza di Governo e Arera, al buon esito delle aste, ai riempimenti avviati ad aprile e al midstream integrato sotto un unico operatore.
Gli approvvigionamenti contano su 10 punti di ingresso: 5 per il Gnl via mare (Panigaglia, Livorno, Piombino, Ravenna, Rovigo), salito dal 13% delle forniture del 2021 al 32% nei primi nove mesi del 2026, e 5 via tubo da nord (Passo Gries, Tarvisio) e da sud (Melendugno, Gela, Mazara del Vallo). Questo assetto, rafforzato con Tap, Piombino e Ravenna, ha riorientato i flussi rispetto al 2021, quando il gas russo pesava per il 40%, compensando anche lo stop temporaneo di quello qatarino da Hormuz.
Oggi oltre l’80% del gas entra da sud e dal mare, con volumi complessivi cresciuti dell’1% (+2% per il Gnl).
Per offrire analisi mensili e una lettura fattuale, Snam ha attivato l’Osservatorio Polaris. «Disponiamo di dati in abbondanza: la vera sfida è fare ordine e trasformarli in conoscenza allargata, mettendo in relazione fenomeni che spesso vengono letti separatamente, e restituendo così all’opinione pubblica una visione oggettiva e di sistema. Polaris risponde a questa esigenza, e alla volontà di stimolare una discussione informata e non ideologica sul gas e sull’energia, materie quanto mai delicate e articolate, legate strettamente alla sicurezza nazionale», ha spiegato lo stesso amministratore delegato di Snam Scornajenchi.
