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Aziende

Volkswagen in Cina: consegne giù di oltre il 38%

Le consegne globali si fermano a 1,88 milioni di veicoli, segnando un crollo del 14,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno

Volkswagen dimezza i modelli carte, coperte sui 120mila esuberi

Il regno incontrastato dell’auto era una volta la Germania, ma ora la storia sta cambiando. Tra i corridoi e le linee di montaggio di Wolfsburg si respira l’aria di un gigante industriale costretto a rincorrere, sospeso tra i nuovi giganti asiatici e un mercato di casa che frena.

I numeri del terzo trimestre del 2026 fotografano in pieno questa svolta per il gruppo Volkswagen. Le consegne globali si fermano a 1,88 milioni di veicoli, segnando un crollo del 14,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Guardando il bilancio dei primi nove mesi, il consuntivo sfiora i 6 milioni di unità, lasciando sul terreno oltre mezzo milione di vetture (-9%). Una stangata che porta un nome ben preciso: la Cina.

All’ombra della Grande Muraglia, dove l’ex colosso tedesco fino a ieri dominava la mobilità, la contrazione è stata un vero e proprio terremoto. Un crollo del 38,5% nel trimestre (-30,2% nei nove mesi) che rivela quanto la spinta dei marchi locali e la competizione spietata sui prezzi stiano mettendo al muro i vecchi pionieri dell’Occidente.

Eppure qualche raggio di sole riesce a farsi strada. Mentre negli Stati Uniti il mercato delle auto a batteria crolla improvvisamente di oltre l’80%, in Europa le auto elettriche di Volkswagen mettono il turbo, con un balzo delle vendite del 19,6% sul trimestre e facendo schizzare gli ordini europei del 60%.

«Nel nostro mercato di casa assistiamo a un’accelerazione significativa», analizza il responsabile delle vendite Martin Sander. A spingere la svolta è soprattutto l’arrivo della nuova famiglia di elettriche urbane da città, che ha già incassato oltre 150mila ordini. La prova che la strada per la transizione non si è chiusa, ha solo cambiato mappa.

Per Volkswagen, la sfida ora è tornare a crescere in un mercato cinese che non aspetta più i costruttori tedeschi e difendere, intanto, la propria roccaforte europea.

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