Il risiko bancario italiano non si è ancora concluso ma già si vede un anticipo del consolidamento a livello europeo. In Italia ci sono tre istituti che possono diventare il modello di riferimento per le future banche paneuropee. Lo schema è simile: acquisire una banca straniera, mantenerla come presenza giuridica distinta e con licenza bancaria nazionale. Sono Unicredit, Crédit Agricole e Bnl Bnp Paribas. La banca milanese guidata da Andrea Orcel ha scelto da tempo la strada di diversificare la sua presenza anche su mercati europei. Ma ora ha fatto un salto di qualità.
Sta completando la scalata a CommerzBank, la seconda banca tedesca, dopo l’ok della Bce a prenderne il controllo. La prospettiva è la fusione di Commerz con Hvb, ovvero la sua storica ramificazione tedesca. Ne nascerebbe un colosso da 1.550 miliardi ha superato in borsa i 114 miliardi.
A parti invertite, in Italia c’è la francese Crédit Agricole che ha una storia di lunga data nel Paese. Negli anni si è sempre mossa con cautela, cercando di integrarsi nel sistema bancario. E la strategia ha funzionato. Oggi Crédit Agricole Italia ha quasi 100 miliardi di attivi e, nel 2025, ha prodotto 797 milioni di utili. Davanti a sé ha ora una prospettiva interessante: la casa madre vorrebbe fondere le sue attività italiane con il Banco Bpm, di cui controlla quasi il 30%, che peraltro è fra le prime banche italiane con 210 miliardi di attivi e 2,1 miliardi di utili (dati 2025). Anche l’altro gruppo francese Bnp Paribas – che vale in Borsa a Parigi circa 100 miliardi – in Italia ha un prolungamento in stile Crédit Agricole, la romana Bnl (94 miliardi di attivi e 625 milioni di profitti): in Italia non sembra avere mire espansionistiche, ma certo in un valzer europeo ha la stazza del protagonista.
C’è però almeno un altro modello, che crea ugualmente dei giganti regionali capaci di dire la loro qualora il contesto normativo cambiasse a livello europeo.
Il grande campione nazionale italiano è Intesa Sanpaolo. Il ceo Carlo Messina, al momento con ottime possibilità di successo nella scalata a Mps, ha messo in pista una campagna in grande stile che ha portato l’istituto a essere il primo nel Paese per attivi con circa mille miliardi e un valore di Borsa vicino a 107 miliardi che lo pone nel gotha dei colossi da oltre 100 miliardi in Eurozona accanto a Unicredit e alle spagnole Banco Santander e Bbva. Intesa è un gigante bancario, assicurativo e del risparmio gestito, forte in ogni punto della filiera, caratteristica che lo avvicina al modello dei grandi gruppi Usa. Se finora Ca’ de Sass si è concentrata sull’Italia, cosa succederebbe se arrivasse quell’Unione del risparmio e degli investimenti che l’Ue vorrebbe approvare nei prossimi mesi? La commissaria Maria Luís Albuquerque sta lavorando a un piano per liberare la liquidità delle banche oggi bloccata entro i confini nazionali per agevolare le fusioni transfrontaliere.
Un mercato Ue integrato è auspicato anche dall’Abi, guidata da Antonio Patuelli.
Se così fosse, Intesa avrebbe tutti i requisiti per progetti ambiziosi.
C’è poi un altro gruppo che negli anni si è rafforzato a suon di acquisizioni ed è Unipol. presieduto da Carlo Cimbri.
Il gruppo assicurativo controlla Bper, 208 miliardi di attivi, 2,1 miliardi di utili, promessa sposa delle 635 filiali di Mps in eccesso dalla potenziale acquisizione di Intesa: ne nascerebbe un polo bancario-assicurativo molto forte, con le spalle abbastanza larghe da pensare in grande.
