Carlo Messina (in foto) opziona la vittoria nella battaglia con Luigi Lovaglio per il controllo di Montepaschi. Delfin si è impegnata ad aderire all’offerta pubblica lanciata da Intesa Sanpaolo con la sua intera partecipazione del 17,6 percento. E a comportarsi di conseguenza il 29 ottobre, quando l’assemblea dei soci di Rocca Salimbeni dovrà votare in merito al piano difensivo di Lovaglio e in particolare alla sua doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali. La decisione sarebbe stata presa all’unanimità dal board di Delfin tenutosi ieri. La riunione ha rappresentato il primo vero banco di prova tra i soci dopo che Leonardo Maria Del Vecchio ha lasciato tutte le cariche in EssiLux. Secondo quanto trapela, in cda sarebbe rapidamente emerso un ampio consenso verso il piano di Messina, indicando di fatto la direzione all’ad Francesco Milleri, che in passato aveva invece guardato con interesse alle mosse di Lovaglio. Un comunicato potrebbe essere diramato oggi.
Ma torniamo alla disfida senese. L’adesione di Delfin (17,6%) proietta l’Opas di Intesa verso il traguardo. La banca infatti dovrebbe poter contare, almeno sulla carta, sull’appoggio dei fondi Blackrock (4,6%), Norges (3%) e Vanguard (3,1%) che hanno già sostenuto il suo aumento di capitale: complessivamente quindi più o meno il 28-30%. Non solo, va considerato il peso politico del fatto che a girare le spalle a Lovaglio è stato il suo primo azionista. Il Mef ha il 4,9% ma ha già detto che sarà neutrale. Manca ora all’appello il gruppo Caltagirone, a cui fa capo il 13,5% di Rocca Salimbeni, che con ogni probabilità deciderà a ridosso di un’assise che promette di diventare un referendum. Gli occhi sono puntati sui proxy advisor Iss e Glass Lewis; uno snodo cruciale perché difficilmente i grandi investitori si discostano dai suggerimenti di voto forniti.
Sabato scorso Intesa ha rilanciato di 0,25 euro la componente in contanti della sua Opas, a patto che i soci Mps respingano il piano di Lovaglio. Insomma, un aut-aut, cha ha appunto convinto anche Delfin a decidere subito, così da sventare il rischio di una decadenza dell’offerta. Va detto che il piano predisposto da Messina prevede a regime sinergie per 2,9 miliardi annui e darà vita al secondo gruppo bancario quotato dell’Eurozona per capitalizzazione.
Confermato, peraltro, il rapporto di concambio di 16 azioni Intesa ogni 10 titoli Mps; il controvalore totale dell’Opas sale così a 31,4 miliardi, di cui 27,6 miliardi in azioni e 3,8 in denaro. Il nuovo corrispettivo esprime una valorizzazione di 10,341 euro per azione Mps, incorporando un premio del 15,3 percento. Il board di Intesa ha inoltre messo nero su bianco le proprie considerazioni sulle due offerte di Mps e sulle loro potenziali conseguenze, in particolare per l’indipendenza di Generali, «garantita da Mediobanca da decenni». La parola torna a Piazza Affari.
