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Calcio

Il Como insegna come ci si siede alla tavola della Champions

Cesc la conosce bene. Chivu per starci più comodo ha tradito un po’ se stesso

Como’s head coach Cesc Fabregas during the UEFA Champions League football match between Como and Manchester United - Champions League 2026/2027 - Giuseppe Sinigallia in Como , north Italy - Wednesday , October 21, 2026. Sport - Soccer (Photo by Spada/ LaPresse)

Il Como va veloce, sempre. Un anno per capire la Serie A e al secondo subito l’Europa, anzi la Champions. Debutta e vince, perde la seconda, ma subito si rialza, schianta lo United nella terza giornata e continua a guidare il drappello azzurro, rimesso in piedi da un turno positivo, 4 vittorie su 4. Fabregas conosce la Champions, l’Europa ormai conosce il Como. Il calendario dà speranza: Lens, Aek e Betis (la seconda in casa, le altre 2 in trasferta) per blindare un posto fra le prime 24. Poi Psg e Barcellona, finale del girone in salita, per vedere l’effetto che fa. Un posto al tavolo dei grandi: con i soldi, sì, già detto tante volte da chi si sforza a fare più piccola una cosa enorme, ma anche con le idee, mai detto abbastanza.

Non era la fine del mondo perdere 4 partite su 4, giusto la congiunzione di eventi tutti negativi, così come non è la prova che tutto è risolto se appena una settimana dopo è arrivato l’en plein che risolleva morale, classifica e ambizioni. L’Inter per farlo ha tradito un po’ se stessa, meno dominio e più prudenza, anche se Chivu, quasi se ne vergognasse, ha preferito parlare di paura e di blocco psicologico, anziché di blocco medio. Fosse così, non timidi ma bravi i giocatori a capire che in Europa non si possono sempre lasciare 40 metri di campo agli avversari. E del resto è anche con la tattica che un’Inter meno forte di questa è andata due volte in finale in 4 anni. È cambiato lo chef, ma i giocatori conoscono il galateo della Champions League. Bravo più degli altri Pep Martinez, con lo Shakhtar, decisivo quanto e più di chi ha segnato. E chissà che adesso, dopo la miglior partita da interista, Chivu non lo tolga per provare anche Provedel.

Un anno fa, dopo 3 turni, le nostre cubavano 18 punti, di cui la metà era dell’Inter. Ora i punti complessivamente sono 16, ma più equamente ripartiti. Tutti hanno cioè ancora l’alta possibilità di finire fra le prime 24, l’Inter addirittura può continuare a sperare nel G8. La riprova fra 15 giorni, quando il livello dei rivali si alzerà di nuovo, perché stavolta era davvero molto basso, con 3 avversari pescati dalla quarta fascia (Bodo, Slovan e Shakhtar) e le 4 partite giocate in casa. Vittorie fra loro differenti, nei numeri e nei modi, per Roma e Napoli, che domani si affrontano allo stadio Maradona. Non è mai finita. Gasp perde pezzi da una partita all’altra, Allegri comincia a recuperarne qualcuno. Gli infortuni restano variabile importante, sarebbe giusto non diventasse quella decisiva.