Il Como va veloce, sempre. Un anno per capire la Serie A e al secondo subito l’Europa, anzi la Champions. Debutta e vince, perde la seconda, ma subito si rialza, schianta lo United nella terza giornata e continua a guidare il drappello azzurro, rimesso in piedi da un turno positivo, 4 vittorie su 4. Fabregas conosce la Champions, l’Europa ormai conosce il Como. Il calendario dà speranza: Lens, Aek e Betis (la seconda in casa, le altre 2 in trasferta) per blindare un posto fra le prime 24. Poi Psg e Barcellona, finale del girone in salita, per vedere l’effetto che fa. Un posto al tavolo dei grandi: con i soldi, sì, già detto tante volte da chi si sforza a fare più piccola una cosa enorme, ma anche con le idee, mai detto abbastanza.
Non era la fine del mondo perdere 4 partite su 4, giusto la congiunzione di eventi tutti negativi, così come non è la prova che tutto è risolto se appena una settimana dopo è arrivato l’en plein che risolleva morale, classifica e ambizioni. L’Inter per farlo ha tradito un po’ se stessa, meno dominio e più prudenza, anche se Chivu, quasi se ne vergognasse, ha preferito parlare di paura e di blocco psicologico, anziché di blocco medio. Fosse così, non timidi ma bravi i giocatori a capire che in Europa non si possono sempre lasciare 40 metri di campo agli avversari. E del resto è anche con la tattica che un’Inter meno forte di questa è andata due volte in finale in 4 anni. È cambiato lo chef, ma i giocatori conoscono il galateo della Champions League. Bravo più degli altri Pep Martinez, con lo Shakhtar, decisivo quanto e più di chi ha segnato. E chissà che adesso, dopo la miglior partita da interista, Chivu non lo tolga per provare anche Provedel.
Un anno fa, dopo 3 turni, le nostre cubavano 18 punti, di cui la metà era dell’Inter. Ora i punti complessivamente sono 16, ma più equamente ripartiti. Tutti hanno cioè ancora l’alta possibilità di finire fra le prime 24, l’Inter addirittura può continuare a sperare nel G8. La riprova fra 15 giorni, quando il livello dei rivali si alzerà di nuovo, perché stavolta era davvero molto basso, con 3 avversari pescati dalla quarta fascia (Bodo, Slovan e Shakhtar) e le 4 partite giocate in casa. Vittorie fra loro differenti, nei numeri e nei modi, per Roma e Napoli, che domani si affrontano allo stadio Maradona. Non è mai finita. Gasp perde pezzi da una partita all’altra, Allegri comincia a recuperarne qualcuno. Gli infortuni restano variabile importante, sarebbe giusto non diventasse quella decisiva.
