Intravisto il burrone, la Juventus è riuscita a evitarlo. Se l’è però vista brutta, la squadra di Spalletti. Non tanto per una qualificazione che non sarebbe stata messa in chissà quale pericolo nel caso in cui avesse perso ieri sera contro il Rennes, quanto per le conseguenze psicologiche che un eventuale ko avrebbero potuto avere sul gruppo bianconero. Invece, dopo essere andata sotto 1-2 sprecando il vantaggio trovato a inizio gara grazie a Celik, la Signora ha raggiunto il pareggio grazie a un rigore di Woltemade e poi rischiato addirittura di vincere a un soffio dal traguardo, salvo vedersi annullare dal Var un gol in mischia di Lucumì. Intendiamoci: la sostanza di una squadra mal costruita e impaurita non cambia, ma almeno Bremer e compagni potranno oggi e domani evitare di riempirsi la testa di cattivi(ssimi) pensieri in attesa della trasferta di Lecce. E quindi: in Europa League i bianconeri tutto sommato viaggiano (due vittorie e un pareggio), in campionato no ed è lì che andranno tarati anche i piccoli progressi visti ieri allo Stadium.
Perché, a dirla tutta, bisogna fare professione di ottimismo per immaginare che questa Juve possa essere competitiva per i massimi traguardi sia tra i confini nazionali che fuori: magari le cose cambieranno con il rientro di Yildiz e di qualche altro infortunato, però al momento i difetti paiono numericamente maggiori rispetto ai pregi.
Due, in definitiva, le notizie positive della sfida contro i francesi: l’impatto di Woltemade, freddo dal dischetto ma positivo per quasi tutta la gara, e la reazione emotiva messa in campo dal gruppo. Che, dopo avere raddrizzato il match intorno a metà ripresa, non ha mai smesso di spingere andando a caccia della vittoria: buon segnale per Spalletti, che ha proposto il 3-5-2 a inizio gara salvo poi tornare alla difesa a quattro e a un modulo che prevedeva l’utilizzo degli esterni. Del tedesco ormai si conoscono le caratteristiche: non è un centravanti boa e infatti, quando è rimasto in campo con Kolo Muani, era lui a partire da dietro (suo l’assist per l’1-0 di Celik), però è un giocatore che si sbatte e la cui mole può infastidire i difensori avversari.
Così, quando nel finale il francese è stato richiamato in panchina, è toccato a lui (tre gol finora nella campagna europea) giocare da prima punta senza nemmeno sfigurare troppo. Resta adesso da capire se la svolta del doppio centravanti sarà replicata anche tra due giorni, a Lecce.
