Manfred Kirstein, a modo suo, ha cambiato la storia del calcio. Forse senza aver fatto niente. Il 20 ottobre di 55 anni fa Manfred è allo stadio, ha 29 anni, fa l’operaio ed è sugli spalti per tifare il suo Borussia Mönchengladbach contro l’Inter negli ottavi di finale di Coppa dei Campioni. La gara parte bene per i tedeschi: vantaggio di Jupp Heynckes dopo sette minuti, pareggio di Roberto Boninsegna al 19′ e controsorpasso dei padroni di casa al 21′ con Ulrik le Fevre. Insomma, una buona gara. Al 29′, però, succede qualcosa. Boninsegna sta per effettuare una rimessa laterale, ma viene centrato alla testa da una lattina di Coca Cola. Mentre sugli spalti qualcuno giura che a lanciare la lattina sia stato Manfred, in campo succede di tutto.
Il centravanti nerazzurro si accascia e lascia il campo in barella, mentre il resto dei compagni si raduna intorno all’arbitro. I giocatori del Mönchengladbach spintonano gli interisti e parlano di sceneggiata. La gara si ferma, nessuno capisce bene cosa stia succedendo. Mazzola raccoglie una lattina e la mostra all’arbitro. Anni dopo, però, racconterà di averne presa un’altra. In tribuna stampa si viene a sapere che Manfred è stato fermato. Verrà rilasciato poco dopo. Il responsabile del lancio non sarà mai identificato con certezza. A un certo punto, in campo compare addirittura la polizia. È il caos. Poi, in qualche modo, l’arbitro riprende il controllo e si torna a giocare. Ma il destino della gara è segnato. I nerazzurri scompaiono e alla fine il tabellino sembra quello di una partita di tennis: 7-1 per i tedeschi. Tutto finito? Non proprio.
In un ufficio di Foro Buonaparte 70, sede dell’Inter, c’è qualcuno che sta preparando le contromosse. È il vicepresidente del club, l’avvocato Peppino Prisco, che già in Germania aveva confermato l’intenzione di fare ricorso per chiedere il 3-0 a tavolino. Un’operazione non semplicissima. Ma forse Prisco immagina qualcosa che non dice apertamente: puntare a Marte per arrivare sulla Luna, cioè cercare una soluzione di compromesso che salvi l’Inter dal 7-1 e da una probabile eliminazione dalla coppa. Per una settimana a Ginevra si discute animatamente fino alla soluzione pilatesca: nessun 3-0 a tavolino, ma ripetizione della gara sul neutro di Berna.
Un mezzo successo che scatena l’ira dei tedeschi. In tutta la Germania Ovest monta l’odio anti-italiano. Il 3 novembre a San Siro si torna in campo per quella che doveva essere il ritorno: finisce 4-2 per l’Inter. Nel frattempo il Borussia presenta un nuovo ricorso, ma ottiene poco. L’Uefa conferma la ripetizione della gara, ma concede di giocarla a Berlino. La partita finisce 0-0, l’Inter passa il turno e prosegue la sua corsa fino alla finale di Rotterdam. Ad aspettarla c’è l’Ajax di Johan Cruijff, la macchina perfetta del calcio totale che sta rivoluzionando la storia a modo suo. Finisce 2-0 per gli olandesi, doppietta di Cruijff. Questa volta senza lattine, ricorsi e caos in campo.
