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Calcio

Le crisi di nervi

Dal trionfo nel derby al tonfo europeo. E il tecnico ne ha per tutti, senatori compresi, ma nel mirino soprattutto quelli a cui era stata data la grande occasione come Jashari e lo stesso Cisse

AC MilanÕs head coach Ruben Amorim during the Serie A soccer match between Ac Milan and Fc Inter at the San Siro Stadium in Milan, north Italy - Saturday October 31 , 2026. Sport - Soccer (Photo by Spada/LaPresse)

Ruben Amorim lo sapeva già. Era forse l’unico, del Milan, preparato al rovescio «inaccettabile» (definizione giunta dall’interno del club) contro il Ferencvaros per le modalità della terza sconfitta e per la resa di alcuni esponenti. Incartato il 2 a 0 dagli ungheresi, anche le voci provenienti dallo spogliatoio hanno confermato la diagnosi allarmante documentata da una sequenza di alti e bassi, sali e scendi, sconfitte rovinose e poi qualche colpo di reni spettacolare tipo il derby di sabato scorso. «È una questione di testa» ha ripetuto Bartesaghi che certo non è uno dei veterani ma ha sicuramente individuato la «sindrome».

Amorim lo aveva spiegato durante la conferenza stampa di mercoledì a Milanello. Un paio di frasi taglienti come bisturi, nel tentativo di risvegliare

la coscienza del gruppo addormentata probabilmente anche dal paio di giorni di riposo ricevuti in dono dopo il derby. «Se pensiamo ancora al derby è da piccola squadra» la prima. La seconda è forse ancora più cinica: «Siamo capaci di perdere e di vincere con chiunque!». Così è l’attuale Milan, molto provinciale in questo cammino dal doppio registro a cui nemmeno la presenza di venerabili maestri come Rabiot, come Modric, come Maignan, è in grado di cancellare il difetto che può mandare all’aria un’altra stagione. Apprezzabile, l’intervento pubblico del tecnico portoghese che ha avuto il coraggio - e quindi il merito- di parlare la stessa lingua anche all’interno dello spogliatoio di San Siro. Non ha usato mezzi termini, non ha annacquato i toni consapevole che ormai, con il terzo ko lungo il cammino del girone di Europa league, c’è poco da salvare, qualificazione in parte compromessa a dispetto dei calcoli matematici. La delusione maggiore è riferita a quei calciatori - da Jashari allo stesso Cisse passando per Hutchinson e Ramos - che avevano l’occasione propizia per conquistarsi un posto al sole anche in vista del viaggio-trappola a Genova domenica pomeriggio. E invece hanno fatto tutti non uno non due non tre ma alcuni passi indietro lungo la strada del credito e della maturità da San Siro che è poi una dote essenziale se vuoi restare a Milanello e indossare quella maglia che pesa e non solo per il valore commerciale (50 milioni l’anno dal nuovo produttore Adidas per le casse del club).

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