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Calcio

Malagò sarà commissario di se stesso

È la soluzione che Buonfiglio, n°1 Coni, temendo di essere sconfitto in giunta, proporrà stamane al presidente Figc

Giovanni Malago' durante la cerimonia nei giardini del Quirinale di consegna della bandiera tricolore per gli atleti in partenza per i Giochi Olimpici e Paralimpici di Parigi, Roma, 13 giugno 2024. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Una clamorosa proposta di armistizio dopo vane minacce di una guerra senza quartiere. È questo il pittoresco epilogo che sembra prepararsi per oggi, martedì 6 ottobre, giorno battezzato del giudizio universale per il calcio italiano con la minaccia di un commissariamento deciso dalla giunta del Coni convocata per l’occasione unitamente al consiglio nazionale. Preoccupato dall’esito del voto previsto per oggi al Foro Italico, il presidente Luciano Buonfiglio ha scelto la strada della ritirata travestita da compromesso all’italiana. E al culmine di una giornata scandita da frenetiche consultazioni, ha raggiunto al telefono Giovanni Malagò nel frattempo arrivato a Bologna per Italia-Turchia e gli ha proposto un incontro riservato da svolgere questa mattina, prima dell’inizio dei lavori della giunta, per trovare una soluzione «senza vincitori né vinti». Che consisterebbe nell’offrire allo stesso Malagò il ruolo di commissario straordinario della Figc con l’obbligo di procedere, in breve tempo (non meno di 60 giorni per statuto) a nuove elezioni da affrontare questa volta con il requisito del tesseramento. Giovanni Malagò ha naturalmente accettato la mano tesa di Buonfiglio. La soluzione, dal punto di vista squisitamente formale, potrebbe salvare le apparenze perché da un canto viene riconosciuta «l’elezione invalida», dall’altra si consente al calcio di conservare l’identica governance e di procedere speditamente verso le riforme senza alcuna interruzione dell’attività federale. Per paradosso, l’eventuale vestito di commissario straordinario della Figc, consentirebbe allo stesso Malagò di puntare con maggiore decisione verso il cambiamento promesso.

Non è complicato spiegare il reale motivo della retromarcia innestata da Buonfiglio nelle ultime ore. La probabile bocciatura della sua proposta di commissariare la Figc lo avrebbe trascinato in una crisi politico-istituzionale dalla quale non poteva tornare indietro né uscire senza conseguenze per la sua poltrona. E i voti favorevoli, tra i 16 componenti della giunta del Coni, non erano così scontati. Persino nei giochi incrociati dei possibili conflitti d’interesse tra le due fazioni, il presidente Buonfiglio ha scoperto una cruda realtà. La presenza del coinvolgimento del figlio nell’attività del Venezia calcio lo ha esposto brutalmente. Non solo. La presenza del figlio di Sergio Mattarella tra la schiera degli esperti di diritto amministrativo contrari alla soluzione del commissario, oltre che il sostegno dichiarato di opinione pubblica e media, alla posizione difensiva di Malagò e della Figc, ha contribuito al cambio di strategia. E così dalla guerra dichiarata, si è passati all’armistizio. Ennio Flaiano avrebbe chiosato così: «La situazione della politica (calcistica) in Italia è grave ma non è seria!».

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